AL DUCE BENITO MUSSOLINI

NEL X ANNUALE

DELLA

FONDAZIONE DEI FASCI

1929 ANNO VII DELL’ERA FASCISTA

* * *

PREFAZIONE

I.

Scopo dell’opera.

Un compito grave mi sono assunto: documentare ed illustrare la cronistoria degli anni rivoluzionari dal Gennaio 1919 all’instaurazione del Governo di Mussolini; dal periodo radioso di Milano che vide sorgere i primi combattenti della nuova guerra, dall’impresa eroica di Gabriele d’Annunzio che col suo gesto rivoluzionario dette all’Italia il Nevoso e la martire Fiume — attraverso gli anni di sacrificio e di sangue — alle giornate insurrezionali dell’adunata di Napoli e della marcia su Roma, Ottobre 1922. È la storia della nostra salvezza: e possiamo dire che salvando se stessa l’Italia, per la seconda volta, salvò l’Europa e la Civiltà.

Gli eventi, i fatti, i dati sono esposti con semplici parole, senza frasi cattedratiche, con stile serrato e conciso che, nell’intento di dimostrare come l’INSURREZIONE FASCISTA SIA STATA UNA VERA RIVOLUZIONE, espone in maniera ordinata la cronistoria fedele dei fatti che oggi soltanto possiamo valutare in tutta la loro portata, perchè il tempo è il miglior giudice dei grandi movimenti politico-sociali dell’Umanità.

Credo quindi cosa giusta riportare un articolo del 1927 di Benito Mussolini, il quale compendia in poche pagine la dimostrazione matematica che l’Insurrezione fascista fu una vera rivoluzione. Rivoluzione nella sua forma, rivoluzione nella sua sostanza, rivoluzione nei suoi metodi, rivoluzione che ebbe non un nemico solo, ma molti, rivoluzione preparata in molti anni di sacrifìci e di sangue.

Il Duce nel quinto annuale della Marcia.

Ecco dunque quanto ha scritto il Capo del Governo nel suo articolo pubblicato nel francese Journal, nell’americano New-York Herald, nell’inglese Weekly Dispatch e in Gerarchia, articolo ispirato all’altèra e vigorosa sincerità del suo Autore e intitolato «Preludi della Marcia su Roma».

Preludi della Marcia su Roma.

«Gli avversari del Fascismo hanno per molto tempo tentato di negare il carattere di rivoluzione agli avvenimenti che si svolsero alla fine dell’Ottobre 1922, avanzando queste ragioni: primo, che non ci furono resistenze e quindi sanguinosi conflitti; secondo, che tutti i partiti antifascisti lasciarono libero il passo, poichè — si aggiunge da questi commentatori in malafede —il pericolo bolscevico era già scomparso sin dal 1920, quando la occupazione delle fabbriche finì nella bolla di sapone escogitata e soffiata da Giovanni Giolitti. Non bisogna mai, davanti a queste esercitazioni mendaci, dirette a diminuire lo sforzo generoso e sanguinoso delle Camicie Nere, non bisogna mai stancarsi di precisare e di ribadire i fatti storici della rivoluzione fascista.

È falso che il pericolo bolscevico o sovversivo che dir si voglia, fosse già scomparso dall’orizzonte italiano, nell’anno in cui le Camicie Nere marciarono su Roma.

È vero, invece, che l’attività bolscevica fu intensissima in tutta Italia anche dopo la fallita occupazione delle fabbriche.

È vero, invece, che nel Novembre del 1921, cioè un anno dopo la occupazione delle fabbriche, il bolscevismo romano rispose con uno sciopero generale e con agguati sanguinosi, all’adunata nazionale delle Camicie Nere.

È vero, invece, che nell’Agosto del 1922, cioè due anni dopo la occupazione delle fabbriche e soltanto tre mesi prima della marcia su Roma, il bolscevismo si considerava così poco liquidato, che tentava con la famigerata «Alleanza del Lavoro» di riprendere in pieno il dominio della situazione politica e forse il potere. Che nell’»Alleanza del Lavoro» ci fossero anche elementi socialisti non significa nulla. Il carattere dell’»Alleanza del Lavoro» era antifascista e comunista, poichè i comunisti l’avevano voluta, anzi imposta. Il suo obiettivo era chiaro: stroncare il Fascismo attraverso un movimento di piazza, combinato con una manovra politica-parlamentare. Sciopero generale da un lato, andata di Filippo Turati, al Quirinale, dall’altro. La costituzione della «Alleanza del Lavoro»; il segreto sul nome dei suoi dirigenti e sulla ubiquità della sua sede, dimostrano che lo sciopero generale doveva — al caso — tramutarsi in un movimento insurrezionale vero e proprio. Lo sciopero generale doveva essere il tentativo supremo per sbarrare il cammino al Fascismo. Ciò accadde, ripetiamolo sino alla monotonia, non nel ‘19, ‘20 o ‘21, ma nell’Agosto, dico Agosto del 1922. La verità è che la lotta sanguinosa tra Fascismo e anti-fascismo è durata dal 15 Aprile del 1919 e raggiunse il suo acme ai primi di Agosto del 1922: esattamente quattro anni., durante i quali, la nazione visse in istato di quasi universale guerra civile.

È solo nell’Agosto del 1922, dico 1922, che il duello tragico e paradossale ad un tempo cessa di essere combattuto in tre. Uno dei contendenti viene battuto e dominato. Con la stroncatura dello sciopero generale dell’Agosto 1922, il Fascismo scrive una delle pagine più belle e più cruente della sua storia; spezza l’ultimo conato dei suoi avversari; dimostra agli italiani che può sostituirsi al Governo e garantire la continuità nella vita della Nazione.

La disfatta dei vecchi partiti.

Dall’Agosto del 1922, sconfitta definitivamente l’»Alleanza del Lavoro», cioè tutti i partiti anti-fascisti, sulla scena della politica italiana non restano che due forze: il governo demo-liberale, l’organizzazione armata del Fascismo.

Con l’Agosto del 1922, cessa la lotta con l’anti-fascismo sovversivo. Questo è ormai per terra. Non si risolleverà più. Non oserà più nulla, nemmeno nelle giornate di Ottobre. Nemmeno nel 1924.

I superstiti si danno alla latitanza.

Nel periodo che va dal 28 al 31 Ottobre, tutti i residui dell’esercito rosso, appaiono semplicemente inesistenti. Uomini, giornali, organizzazioni, sembrano ancora sotto la legnata terribile dell’Agosto.’Non fiatano. Guardano con rassegnata stupefazione al fatto compiuto. Non un appello alle famose «masse». Non un grido. Non un gesto. Dove si sono nascosti? Il Fascismo rivedrà questi signori, soltanto il 16 Novembre, sui banchi della Camera, nella quale essi costituiscono ancora — ironia delle situazioni superate — una maggioranza. Ma l’aula «sorda e grigia» raccoglie una maggioranza che tace, anche e soprattutto quando viene frustata a sangue. Il vecchio gioco parlamentare a base di maggioranze, corridoi, intrighi, assalti alla diligenza, ludi cartacei, è finito.

Il Fascismo contro la vecchia Italia.

L’Agosto del i922 è un punto culminante nella storia contemporanea d’Italia. Scomparso il terzo contendente, è dall’Agosto del 1922 che si fa sempre più serrato il duello fra vecchia Italia e Fascismo; è con l’Agosto del 1922 che comincia il periodo insurrezionale del Fascismo che si conclude con la Marcia su Roma. l’insurrezione dura, quindi, esattamente tre mesi. Gli episodi salienti di questa insurrezione sono noti e furono anche ricordati nel fascicolo scorso di questa rivista. Tipica l’occupazione di Bolzano e la occupazione — squisitamente rivoluzionaria — di Trento. Durante questo lungo periodo insurrezionale, i caduti fascisti furono numerosissimi. Le cronache della stroncatura dello sciopero generale, sono grondanti di giovane sangue fascista. Vale seriamente la pena di rileggere i giornali di quell’epoca. La necessità che questo periodo insurrezionale sbocchi nella conquista del potere politico è apertamente proclamata da Mussolini, nei discorsi tenuti al Circolo Sciesa, a Levanto, a Udine.

La Marcia delle Legioni.

I tentativi di «combinazione» dell’ultima ora falliscono. Anzi non sono presi sul serio che per guadagnare il tempo necessario ad una preparazione di armi meno rudimentale. Il moto degli eventi diventa sempre più veloce. Dal 24 Ottobre — adunata di Napoli — l’anima della nazione appare quasi sospesa. Finalmente, il periodo insurrezionale giunge al suo epilogo. Gli indugi sono troncati dall’ultima manovra tentata dal Governo a sfondo patriottico, combattentistico. Bisogna impedire che la cerimonia del 4 Novembre giovi a prolungare l’agonia del Regime, ormai condannato. Il Fante ignoto non può essere profanato, sino a servire da alibi per il Governo. L’azione del 28 Ottobre deve precedere la manovra preparata per il 4 Novembre. Non si può tardare più oltre. Movendo all’assalto si fa crollare un Governo e un Regime e si evita la profanazione premeditata della Vittoria. La grande data sarà celebrata dal trionfante Fascismo. l’insurrezione che durava da tre mesi, accelera potentemente il suo ritmo fra il 27-28-29-30 Ottobre. L’azione insurrezionale si sferra decisa sugli obiettivi. Mentre le colonne si concentrano verso Roma, si procede a quella che si può chiamare l’occupazione territoriale generale della Nazione. I fascisti armati prendono nelle loro mani tutti i gangli vitali della Nazione: ferrovie, poste, prefetture, caserme, altri edifici pubblici. La proclamazione dello stato d’assedio giunge, quindi, quando sarebbe stato estremamente difficile e troppo sanguinoso l’effettuarlo. Si è tentato di far credere che le forze regolari avrebbero avuto facilmente ragione delle colonne fasciste. L’affermazione è campata puramente in aria. A farne rilevare la inconsistenza e la tendenziosità, basta ricordare che i comandanti delle colonne erano valorosissimi e decoratissimi generali dell’esercito che avevano fatto tutta la guerra e che i componenti delle colonne erano nella maggioranza combattenti. Non erano folle amorfe di dimostranti che una scarica di fucili disperde; ma legioni inquadrate, armate, guidate da gente di fegato, disposte al sacrificio e già provate nella esperienza guerresca. Non sarà superfluo ricordare — anche per rendere omaggio alla memoria delle Camicie Nere, cadute in quei giorni — che l’accelerato ritmo della insurrezione fu sanguinoso. Ci furono nelle giornate dal 28 al 31, diecine di morti fascisti, molti di più di quelli che caddero per la conquista della Bastiglia, conquista che da 150 anni viene magnificata come una delle più grandi giornate insurrezionali della Storia e che non liberò i prigionieri politici, come viene volgarmente ripetuto, perchè di prigionieri politici non ce n’erano e i prigionieri comuni erano quattro.

Con l’entrata delle Camicie Nere a Roma, il 31 Ottobre, si chiudeva il periodo insurrezionale: Agosto Settembre Ottobre 1922.

Come giustamente assevera in altra parte di questo fascicolo il generale Sante Ceccherini, la partenza immediata delle Camicie Nere dopo la quasi puramente simbolica occupazione di Roma, fu una cosa grande, non solo dal punto di vista logistico, ma dal punto di vista morale. Non ci fu quello che all’indomani di ogni vittoria getta ombre sulla vittoria stessa: non bivacchi, o saccheggi o violenze, o disordini. Quella giornata fu tutta pura, ardente e ascetica, come la gioventù italiana, che l’aveva voluta. Il ciclo insurrezionale si chiudeva in modo superbo. A dovere compiuto, i legionari riguadagnavano le terre da cui erano partiti e nulla domandarono.

Il periodo rivoluzionario.

Chiuso storicamente il periodo insurrezionale, cominciava il periodo della rivoluzione. Le basi e gli strumenti di questa rivoluzione venivano immediatamente create con il Gran Consiglio e con la Milizia. La frattura fra vecchio e nuovo Regime veniva determinata — irreparabilmente.

Da allora — cioè da cinque anni — dura la rivoluzione. Che di rivoluzione profonda si tratti, nessuno più osa metterlo in dubbio. Sostituzione di uomini, trasformazione e correzione di istituti, cambiamento degli spiriti e del clima morale del popolo, opere e leggi. Il fatto che tutti i vecchi partiti — nessuno escluso — dal liberalismo all’anarchia — siano anti-fascisti e formino la contro-rivoluzione, è la riprova della formidabile innovazione che il Fascismo ha portato nella vita italiana. Che di rivoluzione vera e grande si tratti lo dimostra il fatto, che in una affermazione almeno i vandeani dell’antifascismo, i borbonici dell’antifascismo, gli emigrati dell’antifascismo sono unanimi come risulta dalla loro letteratura: nel riconoscere cioè la impossibilità di un ritorno all’antico Regime che il Fascismo ha composto per sempre nella fossa. Il Fascismo per bocca dei suoi stessi nemici ha dunque compiuto qualche cosa di definitivo nella Storia. Che di rivoluzione si tratti lo dimostra il fatto che pro o contro il Fascismo si battaglia in tutti i paesi del mondo; che in molti paesi tendenze affini al Fascismo affiorano e che il bolscevismo considera il Fascismo come il suo più temibile nemico. Ora tanto interesse non sarebbe sorto nel mondo, se il Fascismo fosse un fenomeno effimero senza domani. Che dà rivoluzione si tratti, lo dimostra il fatto che il Fascismo ha affrontato il problema dello Stato moderno, del suo carattere e delle sue funzioni. In questa creazione di un nuovo Stato che è autoritario, ma non assolutista, gerarchico e organico — cioè aperto al popolo in tutte le sue classi e categorie e interessi — sta la grande originalità rivoluzionaria del Fascismo e un insegnamento, forse, per tutto il mondo moderno, che oscilla fra l’autorità dello Stato e il prepotere dell’individuo; fra lo Stato e l’antistato. Anche la rivoluzione fascista ha avuto come tutte le rivoluzioni un andamento drammatico, ma questo non basta a distinguerla. Il Terrore non è la rivoluzione: è soltanto uno strumento necessario in una determinata fase della rivoluzione.

A cinque anni di distanza, nessun fascista si illude che il compito sia finito o vicino a finire. Bisogna dirsi e dire che non avremo mai un anno di riposo; che il 1928 Anno VI, non sarà meno irto di difficoltà e di problemi dell’anno V. Ma questo è bene perchè ci tiene svegli e affina tutte le nostre capacità. Io constato che non ci è permesso sostare. Accettiamo questa necessità, come il premio alla nostra fatica.

MUSSOLINI.

Il Comandamento del Duce: il lavoro in silenzio.
Le parole di Augusto Turati Segretario del P. N. F.

Tutte le gerarchie fasciste hanno detto basta agli sbandieramenti, ai banchetti e alle concioni che sono cattive abitudini di partiti vecchi e di vecchie democrazie, piccoli espedienti che servivano miseramente ai piccoli uomini delle province, i quali non avevano altre risorse se non quelle della cerimonia e del piccolo discorso o del piccolo annuncio sul giornale.

Il Fascismo vuole una profonda trasformazione della vita italiana; vuole che gli italiani lavorino in silenzio servendo umilmente la Patria. Per questo il Duce nello scorso Ottobre ordinava: «Dopo la giornata del 6 Novembre, è da considerarsi vietata fino a nuovo

ordine ogni cerimonia, manifestazione, celebrazione, inaugurazione, anniversario, centenario, grandi o piccoli, nonchè discorsi di qualsiasi calibro, perchè le Autorità non devono essere distratte dai loro doveri. Si devono fare delle economie, anche piccole, sopratutto di tempo, e bisogna evitale il senso di sazietà alle popolazioni». Questo è il comandamento di Mussolini: il lavoro in silenzio ed in umiltà; il lavoro fatto con fede e con disciplina.

Ed a questo proposito è bene riportare le parole di Augusto Turati, Segretario del P. N. F. che magistralmente scolpiscono la disciplina del Fascismo in ogni campo: «Nessun elemento, anche se puro, nessuna forza, anche se fedele, nessuna vibrazione, anche se intonata, può muoversi secondo una direttiva propria e indipendente: tutto ciò che è fuori da questa rigida disciplina di movimento e di dipendenze è contro lo Stato, sopratutto quando pensa di potere assumere responsabilità proprie o segnare la strada e la mèta».

Necessità di documentare la Storia della Rivoluzione.

La cronistoria che presento ai lettori è un’opera che costa anni di sacrifici, di rinunzie, di pene, di passione. È un libro questo, espressione di volontà e di costanza, di vita vissuta palmo a palmo da gregario e da capitano nelle battaglie titaniche del mondo giovane e ardito contro il vecchio! La Storia della Rivoluzione Fascista doveva essere scritta da chi era stato parte attiva nel movimento rivoluzionario, così nella passione irredenta, come nella passione fascista. Documentare, illustrare le vicende, la nascita, il sacrificio, il trionfo del Fascismo era un sacrosanto dovere per chi era stato dal 1919 al 1922, prima gregario e comandante di squadra, poi segretario federale della terra di Siena, commissario straordinario della Maremma nel 1921; per chi aveva sofferto la galera per il Fascismo ed aveva fatto insorgere (primi in Italia) nell’Ottobre 1922, gli squadristi senesi.

Ricordare le care figure dei martiri fascisti, dei feriti, dei carcerati, di coloro che dettero tutta la fede e tutta l’opera alla grande causa e poi nel silenzio dopo la vittoria si misero al lavoro da buoni cittadini, ricordare gli entusiasmi della giovinezza italiana pronta a morire e la vigliaccheria delle masse avvelenate dalla propaganda bolscevica, l’indifferenza e la diffidenza di chi avrebbe dovuto essere subito con noi, e non fu, le persecuzioni di un Governo, che, per inettitudine e corruzione, era il più valido alleato dei negatori della Patria, ricordare tutto questo passato così vicino e così lontano era per me un dovere e un bisogno. Oh, i solenni giuramenti degli squadristi! Questi giovani animosi scesero ad affrontare la folla brutale e da pochi nuclei sparsi nei centri maggiori d’Italia, divennero in breve molti e forti, percorrendo quelle vie di campagna ove la viltà si appiattava dietro le siepi, armata di fucile per colpire nell’agguato, armata di scure per dilaniare i caduti, con la dura ferocia e con l’indifferente violenza di chi spacca le legna. E poi le orribili megère sbucavano fuori dalle tane ed accorrevano a strappare gli occhi ed a tagliuzzare il volto gentile dei giovanetti morti o agonizzanti col nome di «mamma» sulle labbra!

Bisogna documentare, ha ripetuto il Duce! Ed io con fede, con passione, con disinteresse mi dedicai a quest’opera di particolareggiata documentazione della Rivoluzione Fascista e fin dal 1925 (come è dimostrato dalle lettere che riporto qui sotto) avevo raccolto tutti i materiali e vi lavoravo attorno indefessamente, profittando delle ore di riposo, dei giorni di vacanza, dei piccoli ritagli di tempo che mi lasciavano l’esercizio della professione, i miei studi scientifici e le cure del movimento fascista universitario al quale fui preposto nell’ultimo anno.

Ringraziamento al collaboratore Ernesto Gagnoni.

Ed ora, nel concludere questa prefazione, debbo dichiarare che nell’enorme lavoro di ricerca e di coordinazione dei materiali, fui veramente aiutato in quest’ultimo anno dallo studente in medicina Ernesto Gagnoni, vecchio squadrista quattordicenne del 1920, arrestato nel 1922, legionario a Roma a sedici anni, Comandante generale delle squadre avanguardiste senesi nel 1923, operosissimo poi fra i dirigenti le varie attività del goliardismo fascista senese, propagandista ardente dell’Idea; figlio del Colonnello Nobil Uomo Aroldo, patrizio senese, più volte decorato al valore e più volte ferito, già Console Generale della Milizia Fascista: a lui m’è grato rendere qui pubbliche grazie, a lui che mi fu collaboratore prezioso.

II. Autorizzazione e documenti riguardanti l’opera.

Partito Naz. Fascista - Direttorio Nazionale - Roma, Via del Sudario 14. Segreteria Politica — Ufficio Propaganda — Roma, 3 Agosto 1925.

Dott. Giorgio Chiurco Medico Chirurgo Assist. R. Università di Siena. Dalla Circolare qui acclusa apprenderà che un primo volume sul Martirologio Fascista è in distribuzione. È intenzione di questo Ufficio pubblicare al più presto il 20 Volume per modo che sia completato il quadro dei caduti fascisti. Qualche tempo fa Ella ha informato la Segreteria Politica del Partito di un di Lei prossimo lavoro sull’argomento. Vorrà usarmi la cortesia di indicarmi a che punto è il suo lavoro per una opportuna coordinazione di scopi e di intenti. Con i miei saluti gradisca la mia stima

Il Capo Ufficio Propaganda: f.° G. Masi.

Partito Naz. Fascista - Direttorio Nazionale - Roma, Via del Sudario 14 Segreteria Politica — Ufficio Propaganda — Roma, 7 Settembre 1925

Cav. Dott. G. A. Chiurco — R. Università di Siena. D’incarico del prof. Masi — assente da Roma — rispondo alla di Lei lettera a lui indirizzata.

Il lavoro che Lei sta compiendo è sommamente utile al Partito.

Occorre documentare più che si può le fasi del nostro movimento. Ed è necessario che i risultati delle di Lei ricerche sieno pubblicati al più presto.

Avrà avuto il volume Pagine Eroiche. Un secondo volume di completamento dovrebbe uscire al più presto e stiamo raccogliendo gli elementi necessari. Il materiale da Lei raccolto non potrebbe far parte di questo secondo volume?

Voglia scusare il ritardo con il quale rispondo alla di Lei lettera, ed al piacere di Sue notizie e con particolare stima La saluto.

p. Il Capo Ufficio Propaganda: f.° A. Ciattini.

Partito Naz. Fascista - Direttorio Nazionale - Roma, Via del Sudario 14 Segreteria Politica — Uff. Propaganda — Roma, 18 Settembre 1925

Cav. Dott. G. A. Chiurco Clinica Chirurgica R. Università di Siena.

Rispondo alla Sua del 13. E molto utile che Ella completi le Sue ricerche sui caduti fascisti della Toscana e delle Provincie redente.

Il 20 Volume si dovrà pubblicare presto.... Al piacere di una di Lei visita onde concretare meglio la cosa, Le porgo i miei più cordiali saluti.

p. Il Capo Ufficio Propaganda: f.° A. Ciattini.

Partito Naz. Fascista - Direttorio Nazionale - Segr. Politica.

Roma, 23 Novembre 1925.

Dichiaro con la presente che il Cav. Dott. Giorgio Alberto Chiurco Direttore Sanitario della 97a Legione della M. V. S. N. autore del libro Fascismo Senese e Martirologio Toscano dalla nascita alla Gloria di Roma si è assunto il nobilissimo compito di compilare uno o due volumi nei quali saranno illustrati gli avvenimenti fascisti e ricordati i caduti fascisti, in cinque anni di lotte politiche.

Il partito deve riconoscenza al Dott. Chiurco, e perciò faccio viva preghiera alle nostre organizzazioni ed ai fascisti di facilitare al Dottor Chiurco l’esplicazione dell’Opera sua veramente meritoria.

Il Capo Ufficio Propaganda: f.° G. Masi.

III.

Fonti dell’opera.

La documentazione è stata difficilissima, più di quello che non si creda, per la labilità, l’incertezza e l’inesattezza dei dati riportati dai giornali e dalle pubblicazioni sull’argomento. L’indole del lavoro, l’incompleta accessibilità delle fonti, la fallibilità delle risorse mnemoniche ricordino al lettore che una prima edizione è sempre asservita ad inevitabili manchevolezze, che preventivamente si ammettono. Per eventuali emendamenti ed aggiunte attendiamo fiduciosi il contributo da parte dei lettori e dei possessori di documenti. Si fa tuttavia invito formale a chi desideri inviare notizie di completamento a voler documentare quanto afferma, anche con la semplice testimonianza di qualche autorità fascista.

Fonti principali d’informazione, come risulta dall’elenco bibliografico che segue come ultima parte dell’opera, sono state: II Popolo d’Italia di Milano, Il Giornale d’Italia di Roma, il Corriere della Sera di Milano, La Nazione di Firenze ed il volume di De Simone che contiene il martirologio della rivoluzione fascista: Pagine Eroiche; quasi tutti i quotidiani d’Italia; quasi tutti i settimanali fascisti dei diversi centri d’Italia e le numerosissime relazioni ricevute dalle federazioni e dai fascisti o da persone che hanno ricoperto cariche negli anni 1919-1922; tutte le pubblicazioni sul Fascismo e sul bolscevismo; opuscoli, giornali, libri e pubblicazioni che abbiano attinenza sia pur lontana con l’argomento dell’opera; infine i documenti che l’autore ha con cura conservato e raccolto e che gli sono stati forniti dalle personalità del Fascismo e del Governo. Il libro certo è disadorno nella forma, ma è un documento di quattro anni di Storia raccolta con scrupolo e con fede.