Lo sciopero internazionale.
L’ordine del giorno dei Fasci contro lo sciopero internazionale.

12 Luglio. — Ecco l’ordine d. g. dei Fasci di Combattimento contro lo scioperissimo del 20-21 corrente: «Il Comitato centrale dei Fasci italiani di combattimento di fronte al progettato sciopero generale del 20 e 21 corrente; mentre constata l’artificio del carattere internazionale che ad esso si vorrebbe assegnare, poichè il proletariato inglese non ha aderito al criterio dell’astensione dal lavoro e la Confèdèration Gènèrale du Travail ha limitato la sua azione ad una modesta parata di 24 ore; rileva l’assoluta ingiustificabilità dei motivi addotti dal socialismo ufficiale del nostro paese per siffatta protesta in quanto sono annunziati provvedimenti rapidi e concreti in favore della smobilitazione e dell’amnistia ed è notorio che l’Italia non contribuisce affatto all’intervento militare in Russia ed in Ungheria. Riscontrando quindi nella minacciata dimostrazione l’esclusivo proposito di imporre alla Nazione tutte la volontà speculatrice di una minoranza di politicanti senza scrupoli e senza fede; esorta tutti i suoi aderenti a vigilare con estrema energia il movimento suaccennato, che per il momento in cui si svolgerà — criticissimo per l’economia interna e per la situazione internazionale e per gli uomini e gli organismi che lo dirigeranno — qualunque sia la forma adottata — siano le manovre dei parlamentari, siano le sterili astensioni dal lavoro, è destinato, non già a sboccare in una sana e organica opera di rinnovamento politico e istituzionale o nel sopravvento di classi consapevoli e degne, ma soltanto a peggiorare la grave situazione dell’ora e a valorizzare le correnti più antiproletarie e antinazionali del paese».

16 Luglio. A Sestri Ponente gli anarchici complottano cercando di produrre dei gravi torbidi.

La forza pubblica con grande apparato di forze compie un’incursione, e vengono operati numerosissimi arresti, sequestrati importanti documenti e scoperti arsenali di armi e munizioni.

17 Luglio. — A Patrignone (Firenze) si reca una Commissione di requisizione; essa viene aggredita da una turba di contadini, i quali percuotono i carabinieri di scorta Lamura e Davini. Vengono operati numerosi arresti.

Adunata dei rappresentanti dei Fasci di Combattimento.

Il Comitato Centrale dei Fasci di Combattimento tiene il giorno 17 un convegno straordinario dei rappresentanti di tutti i Fasci dell’Italia centrale e settentrionale in un salone del Ristorante «l’Orologio» a Milano, e viene in esso convegno votato il seguente o. d. g.: «Il Convegno dei Fasci dell’Italia Centrale e Settentrionale, riconfermando i criteri di recisa opposizione al carattere antinazionale e antiguerresco che il partito socialista e la confederazione vogliono imporre allo sciopero del 20 e 21 corr. delibera:

«1° L’azione dei Fasci deve svolgersi nel senso di svalutare la suddetta speculazione.

«2° Il Comitato centrale dei Fasci siederà in permanenza a Milano.

«3° I Fasci esplicheranno nel senso suaccennato la loro opera fissando particolari e risoluti atteggiamenti a seconda dello svolgersi del movimento e soprattutto dell’azione avversaria in ogni singola località».

Al Convegno sono presenti: Enrico Rocca di Roma; Gioda e De Vecchi per Torino, Ciriè e Susa; De Sillaro, di Bologna; avv. De Castro di Parma; Masniedi di Modena; Massaretti di Piacenza; Bartolozzi di Bergamo; Melchiori di Brescia, Dorigo di Venezia, De Marchi di Padova, Sempio di Novara, Dagnino di Genova; Mecheri di Sestri; Foscarelli di Rivarolo, Cassagli di Cornigliano; Scipioni di Sesto S. Giovanni; Lanzoni di Monza; Miceli di Lecco; Mazzubelli di Lugo; Fraschini di Pavia; Barili di Cremona; Bruzzesi di Firenze; Scarani per Varese, Luino e Tradate.

Del Comitato Centrale sono presenti Mussolini, Bianchi, Morisi, Longoni, Ferradini, Marinetti, Vecchi, Rossi, Angiolini, Giampaoli, e Besana. Presiede il cap. De Vecchi di Torino.

Le Associazioni ostili allo sciopero.

Di mano in mano che si avvicina il giorno stabilito crescono le dichiarazioni di ostilità al progettato sciopero; si manifestano contrarie numerose società ed organizzazioni economiche, come le organizzazioni cattoliche dell’alta Italia con tutte le categorie inquadrate in esse, la sezione pisana dei postelegrafonici, le filatrici del Bresciano, i ferrovieri di Milano, Arezzo, Torino, Gallarate, Ponte a Sieve, l’Unione Nazionale degli impiegati ferroviari, la quale inviava ai propri organizzati anche una circolare, i postelegrafonici di seconda categoria di Roma, Genova, Brescia, Como, Pescara, Castellamare Adriatico, il Sindacato degli avventizi ferroviari, il Convegno nazionale dei ricevitori postali, il Partito liberale italiano, il quale pubblicava un manifesto contro lo sciopero.

Si manifestano pure contrari il Fascio telegrafisti, e i ferrovieri movimentisti di Roma, gli arditi di Bologna e Firenze che pubblicavano un manifesto, l’Unione Postale per mezzo del suo Comitato centrale, i Combattenti di tutta Italia.

Lo sciopero internazionale.

Il grande sciopero falliva completamente. Le principali organizzazioni non aderivano.

Esso si svolgeva in una relativa calma, turbato da vari attentati ferroviari.

In varie città si avevano piccoli tentativi di dimostrazioni e lievi incidenti. Le città erano in quel giorno ovunque imbandierate.

I servizi ferroviari e postelegrafonici si svolgevano normalmente. Dimostrazioni patriottiche si improvvisavano a Roma e a Napoli. Incidenti di non grave entità avvenivano in più luoghi.

Il 19 sulla linea di Caserta esplodevano delle bombe che sconvolgevano i binari. Attentato in Liguria; altro attentato sulla linea tra Talamone e Albegna.

Il 20 Luglio a Brescia 5 fascisti comandati da Melchiori danno l’assalto alla Camera del lavoro. Si ha un conflitto con un ferito grave.

Muore per un incidente automobilistico il fascista Mario Mossini.

Il 20 attentato a Maddaloni; a Carrara venivano lanciate bombe e esplosi colpi contro i treni; altri attentati a Bologna, a Ferrara alla stazione S. Paolo, a Rimini, a Frassineto (Arezzo), a Rosignano Marittimo (Pisa), a Cassino.

Il 21 a Varese gli scioperanti aggredivano l’ardito Alessandro Vitali, lo ingiuriavano e lo ferivano; egli per difendersi faceva uso delle armi.

Il 21 a Cerro Maggiore (Legnano) alcuni operai che lavoravano nello stabilimento tessile del luogo, vengono aggrediti dagli scioperanti e nell’incidente si hanno due feriti.

Il 21 a Poggibonsi (Siena) durante lo sciopero avvenivano incidenti.

Il 21 a Bibbiena (Arezzo) la popolazione con a capo il sindaco Antonio Lippi e gli assessori, esce dal paese per assalire le ville degli agricoltori sparse per la campagna. I carabinieri che sorvegliavano i dimostranti venivano coperti di ingiurie; si improvvisava un comizio, durante il quale pronunziavano discorsi incendiari il Sindaco già nominato e gli assessori Biggieri e Pierazzuoli.

Dopo il Comizio i carabinieri venivano aggrediti ed era ferito gravemente il maresciallo Giuseppe Bandettini.

Numerosi arresti dei principali responsabili.

19 Luglio. — Il bolscevismo nel terrificante racconto di vittime italiane tornate dalla Russia. Dalla rapina all’incendio, all’assassinio. Articolo del Popolo d’Italia di Sandro Giuliani.

22 Luglio. — A Pian Camuno (Brescia) vengono scoperti esplosivi in gran quantità.

Sciopero dei poligrafici nel bergamasco.

La disfatta dello scioperissimo.

Mussolini sul Popolo d’Italia del 22 Luglio dice: «Noi lasciamo alla cronaca nuda e cruda, il compito di documentare quello che è stato già battezzato per il fiacchissimo sciopero generale.... Udite, udite come cantava la Confederazione Generale del Lavoro prima del fiasco piramidale: Non occorre far parate inutili — diceva il signor D’Aragona, dalla mosaica barba. Siamo oramai all’azione. Le frasi non contano più.... Noi non daremo tregua a questi vinti, sino a quando non li avremo liquidati. Anche la Confederazione del Lavoro che ha abdicato paurosamente, che ha consegnato il suo milione di organizzati di tutte le sedi, all’esperimento di un partito che conta 60 mila tesserati di 60 mila tendenze, anche la Confederazione Generale del Lavoro dovrà pagare.... Noi non disperiamo di strappare le masse alla turpe, sanguinosa speculazione pussista».

23 Luglio. — Sciopero dei tessitori della Valle Seriana (Bergamo).

25 Luglio. — Coraggioso discorso dell’on. Innocenzo Cappa alla Camera sugli scioperi e il socialismo.

26 Luglio. — I tipografi romani proclamano lo sciopero a oltranza. Sciopero dei metallurgici a Milano e a Sesto.

28 Luglio. — Il Segretario della lega dell’Unione del lavoro cattolica di Sesto S. Giovanni (Milano), a nome Giovanni Valotta, ritornando a Milano dopo una conferenza di propaganda è aggredito dai sovversivi.

29 Luglio. — A Milano nel palazzo del Tribunale viene fatto esplodere a scopo terroristico un potente tubo di gelatina; gravi i danni, ma fortunatamente nessuna vittima.

Conflitto tra dimostranti socialisti e carabinieri a Flaminiano (Aquila), avendo la popolazione invaso il Municipio: 3 morti e vari feriti.

Sciopero dei tessitori a Como, comizio e tafferugli con la forza pubblica; arresto dell’agitatore prof. Pozzoni.

30 Luglio. — A Bergamo, comizio in cui parla l’agitatore pipista Miglioli; dopo il suo discorso incendiario si hanno conflitti con la P. S. con alcuni feriti.

A Genzano (Roma) viene proclamano lo sciopero generale, e la lega dei contadini indice un comizio dopo il quale scoppiano gravissimi incidenti. I carabinieri vengono aggrediti ed è ferito il cap. Carbone. Ne segue un conflitto in cui restano feriti 6 uomini della truppa di servizio.

Lo sviluppo dei Fasci di combattimento nel Luglio.

Il Segretario generale A. Longoni stabilisce l’ordine per la quindicina di propaganda dei fasci: Domenica 22 comizio in Piazza del Duomo. Martedì 24 adunanza Fascio monzese presieduta da A. Longoni, mercoledì 25 sopraluogo Fascio piacentino: Morisi-Giurico. Giovedì 26 adunanza comitato centrale. Venerdì 27 adunanza Fascio modenese, Morisi-Giurin. Venerdì 27 adunanza comitato centrale. Sabato 28 adunanza Fascio Roma presieduta da Benito Mussolini. Domenica 29 Comizio a Varese, oratori: Bartoli, avv. Bruzzesi e dott. Guido Del Latte. Domenica 29 conferenza all’Istituto S. Celso, orarore avv. Enzo Ferrari, lunedì 30 adunanza Comitato centrale, lunedì 30 adunanza costituzione Fascio a Ferrara Morisi-Giurin. Martedì 1° Luglio costituzione Fascio a Lugo, Molisi Giurin. Mercoledì 2, Comitato Centrale; Venerdì 4 Comitato Centrale, Sabato 5 costituzione Fascio a Luino: Leone Boggio, Alberto Bertoli; Domenica 6, comizio a Camerino, oratore Ettore Bartolozzi.

5 Luglio. — Per opera di Morisi Celso ed Amedeo Giurin si esplica la propaganda fascista per la costituzione dei Fasci a Ravenna ed a Rimini. Organizzatori a Rimini sono l’avv. Bocchi, ten. Naccari Giuseppe.

10 Luglio. — Il Popolo d’Italia, organo dei Fasci italiani di combattimento, porta un articolo importante su «L’atroce miseria nella Russia bolscevica nei documenti ufficiali leninisti».

6-12 Luglio. — Settimana di propaganda dei Fasci. Domenica 6, adunanza Associazioni interventiste nei locali del Popolo d’Italia. Lunedì 7, adunanza all’Unione sindacale e costituzione del Comitato di intesa e d’azione. Comizio a Saronno. Parla Celso Morisi e Amedeo Giurin. Martedì 8 adunanza del Fascio a Monza alla presenza di A. Longoni. Comizio a Pavia tenuto da Giurin. Mercoledì 9 Enzo Ferrari in giro per l’Istria e Dalmazia, visita i Fasci di Fiume, Trieste, Rovigno, Parenzo, Spalato, Traù, Zara. Giovedì io adunanza Comitato centrale dei Fasci. Venerdì 11 Celso Morisi va a Venezia, Padova, Verona e Brescia. Sabato 12 adunanza Comitato centrale dei Fasci. Celso Morisi e Amedeo Giurin in Emilia e in Romagna, a Ravenna, a Rimini a Forlì.

16 Luglio. — Il Fascio di combattimento di Torino, in unione all’Associazione volontari di guerra e all’Associazione degli arditi lancia un manifesto contro lo sciopero generale.

17 Luglio. — Il Popolo d’Italia porta: «Contro lo scioperissimo pussista! Proletari: siate uomini e non mandre umane! I falsi pastori vi gettano allo sbaraglio senza consultarvi: non scioperate! Articolo di fondo «Caporettismo» di Benito Mussolini.

18 Luglio. — Assemblea del Fascio di combattimento milanese, sotto la Presidenza di Marinetti nell’Aula Magna del Liceo Beccaria. L’assemblea per acclamazione vota sulla questione di Fiume il seguente ordine del giorno:

«Il Fascio Milanese di combattimento, all’estremo nobilissimo appello di Fiume risponde rinnovellando là parola di Fede e il fermo e sacro giuramento. Contro le ignobili manovre e le insidie e il basso interesse internazionale, contro la imbelle acquiescenza dei nostri rappresentanti, trionferanno il sacro comando dei morti gloriosi, la fiera volontà dei liberi fratelli viventi».

19 Luglio. — Il Fascio di combattimento di Torino è pronto a lottare contro i bolscevichi scioperaioli. All’assemblea fa una esposizione il segretario Mario Gioda sull’origine e sulle ragioni ignobili dello sciopero.

23 Luglio. — Il Popolo d’Italia porta in prima pagina: «Dopo la catastrofe del leninismo italiano. Per l’intesa e per l’azione fra gli interventisti di sinistra. Un discorso pronunciato da Benito Mussolini nell’Aula Magna del Liceo Beccaria in Milano la sera del 19 Luglio.

Benito Mussolini dopo un breve esordio dice la necessità di produrre. E continua: «Il coraggio sta nel proclamare che la rivoluzione puramente politica che scalda il cervello delle masse, non saprebbe risolvere il problema sociale di cui la guerra ha precipitata ed imposta la soluzione. Il coraggio sta nel dire instancabilmente alle masse che la rivoluzione che si deve fare è la rivoluzione economica, e che questa non si fa nelle strade, dalla folla delirante, distruggendo per il solo desiderio di rubare e di distruggere. Il coraggio sta nel dire che una rivoluzione economica trae la sua linfa dal lavoro e si fortifica, si sviluppa e si compie intensificando la produzione sia nei campi che nelle officine con una migliore utilizzazione dei processi scientifici e dei modi di produzione....».

13-23 Luglio. — Propaganda dei Fasci italiani di combattimento: Domenica 13, Morisi a Venezia; Lunedì 14: adunanza del Comitato centrale e Morisi a Padova; Martedì 15, adunanza della Commissione finanziaria; Enzo Ferrari a Pola; Mercoledì 16, Enzo Ferrari a Dignano; Giovedì 17, Convegno dei Fasci dell’Italia centrale e Settentrionale; sviluppo propaganda di Ferrari a Lussino, a Cherso e nelle isole del Quarnero; Venerdì 18 adunanza del Fascio Milanese; Sabato 19 adunanza del Comitato d’intesa e d’azione.

24 Luglio. — Propaganda di Enzo Ferrari sul programma fascista a Trieste ove si iscrivono al Fascio elementi intellettuali: Fraglia, dott. Ravasini, cap. Banelli, Carlo Banelli. Il proselitismo suscitato dal Ferrari fu magnifico.

30 Luglio. — Attività dei Fasci di combattimento nella Venezia Giulia. Enzo Ferrari tiene al Teatro Fenice una conferenza sul programma dei Fasci di combattimento. Il Fascio triestino prende grande sviluppo ed in ogni centro dove viveva l’irredentismo nell’Istria oggi sorgono i Fasci e così a Gorizia, a Pola e Rovigno, a Parenzo a Pirano a Capodistria.

1° Agosto. — Sulla linea Taranto-Potenza al casello N. 23 scoppia un potentissimo ordigno, uccidendo varie persone e ferendone molte altre.

2 Agosto. — I ferrovieri di Lecce offrono al Governo un’ora di lavoro in più al giorno per contribuire all’aumento della produzione nazionale.

3 Agosto. — Sciopero dei lanieri a Prato.

Giornate di rivolta a Trieste e reazione dei fascisti.

A Trieste davanti alla sede delle organizzazioni socialiste, alcuni carabinieri vengono molestati al loro passaggio e offesi; avendo essi arrestato un sovversivo vengono aggrediti, e si inizia contro di loro una sassaiola che ne ferisce alcuni.

Viene proclamato lo sciopero generale di protesta per l’arresto.

Il giorno 4 nuovi incidenti in Via Cavana. Una dimostrazione di fascisti percorre la Città, facendo riaprire i negozi; i fascisti tentano un assalto al giornale comunista Il Lavoratore; davanti alla Camera del lavoro detta «Sedi Riunite» («entro le organizzazioni sindacali il Partito socialista compiva con fede e con tenacia un’opera di affratellamento fra le due stirpi»; vedi pag. 35 de Il Fascismo: inchiesta socialista sulle gesta dei fascisti in Italia, Milano, Soc. Ed. «Avanti!» 1922) i fascisti vengon presi a revolverate; allora si inizia un assalto all’edificio, i sovversivi vi si asserragliano dentro e scoppia una vera battaglia.

Infine la resistenza è vinta e penetrati nei locali i fascisti e la Polizia sequestrano armi, munizioni e documenti e devastano la sede del Giornale.

5 Agosto. — Sciopero dei marittimi a Napoli.

6 Agosto. — I deviatori di S. Benedetto del Tronto offrono al Governo di lavorare con il vecchio orario lavorativo di 12 ore.

Riunione Fascio combattimento di Firenze.

7 Agosto. — Il Fascio di combattimento di Firenze tiene una riunione all’Associazione ex-combattenti in piazza Ottaviani N. 1 a scopo di propaganda e di riorganizzazione. Si costituisce il secondo Fascio fiorentino, fra gli iscritti del quale ricoprivano cariche: Amerigo Dumini, studente, Umberto Banchelli, Lino Cigheri agente rurale, Fernando Agnoletti professore, Fani, Angelo Sbolgi, Gino Bistondi. Fra gli iscritti: Piero Deaisner, Giuseppe Berti, Mario Montanari, Ezio Lascialfare, Pietro Galardini, Mario Rivosecchi, Armando Galli, Piero Bolzon, Bruno Frullini, Pietro rag. Carrer, Achille Selmi, Tasolini Emidio. Quasi tutti i nominati sono ex-combattenti ed interventisti.

7 Agosto. — Viene proclamato lo sciopero generale dei metallurgici della Liguria, Lombardia, Emilia e Toscana.

Gli sciacalli di Caporetto non prevarranno! Una lettera di Ardengo Soffici.

Una lettera di Ardengo Soffici è pubblicata sul Popolo d’Italia del 10 agosto 1919, e Mussolini fa precedere le seguenti parole:

«Ardengo Soffici non ha bisogno di essere presentato. Non è soltanto un grande ingegno e uno scrittore d’eccezione, ma è anche uno che ha fatto la guerra, l’ha descritta nel suo Kobilek ed ha «vissuto» le tristissime ore della ritirata di Caporetto. Con questo articolo e con altri che seguiranno nostri e di nostri collaboratori, sferriamo l’attacco che deve ancora una volta sbaragliare la nefanda tribù disfattista oggi ingrossata da qualche pavido democratico maddaleno sempre in fregola di «accodamenti» o da alcuni borghesi che ruffianeggiano col pus nell’inutile attesa delle sue grazie e del suo perdono».

«Caro Mussolini,

«Vedo che si avvicina il giorno in cui tutti coloro che hanno una vera anima di uomini liberi e d’italiani incorrotti ed incorruttibili; che hanno voluto con tutte le loro forze salvo l’onore ed aumentata la grandezza e la gloria della Patria, dovranno ancora mettersi a contatto di gomito risoluti ad affrontare una nuova battaglia.

«Dopo le giornate formidabili del Maggio 1915, in cui si trattava di opporre la purezza di un ideale all’ignominia di un politicantismo da gente schiava e venduta; dopo le giornate strazianti del novembre dell’anno 1917, in cui si trattava di opporsi alla volontà, anzi alla voluttà di disfatta e di vergogna della stessa vaccaglia; dopo le giornate tumultuose di Milano e d’altrove nelle quali si trattava di impedire alla medesima lercia genìa di oscurare la luce della vittoria e di mutarla in tenebra di sconfìtta; dopo le giornate recentissime in cui si è trattato di mascherare le manovre occulte della eterna camorra la quale traeva dalla ingiustizia di tutti verso di noi per adonestare la propria immondezza; dopo tutte queste lotte logoranti, ancorchè sempre compensate dalla vittoria, bisognerà scendere ancora in campo. E, naturalmente, bisognerà ancora vincere.

«Il nostro avversario è sempre quello: sono i figuri loschi del giolittismo, del tedescofilismo, dell’abbietto neutralismo italiano; i nemici di tutto quanto è nobile, grande, bello; i torbidi avventurieri e» manipolatori della putredine settaria ed affaristica; sputacchiati, Calpestati, disfatti, ridisfatti e riridisfatti, ma che, vivaci ed inestirpabili come certe bestie innamorate degli organi escrementizi, ripigliano ancora fiato e tentano di tornare alla riscossa. Ma mentre prima la loro divisa non poteva essere e non era infatti che: vigliaccheria ed infamia; oggi che l’oscurità stessa dell’avvenimento sembra prestarsi ai più audaci travestimenti, la loro divisa è: verità e giustizia. È anche: amore di patria e tenerezza di cuore per chi in quell’evento è stato sacrificato o soppresso. Perchè per queste brave persone nessuna attitudine pare inassumibile o grottesca, quando si tratta di raggiungere il loro scopo ben conosciuto. Il quale è, pure, sempre quello: fiaccare i nervi alla nazione e precipitarla nel fango e nel caos.

«Essi vogliono dunque oggi la verità e la giustizia; e la verità sarebbe che il disastro di Caporetto è dovuto all’insipienza e alla canaglieria dei capi militari, e la giustizia il coprir questi d’obbrobrio e magari sterminarli sull’ara del loro improvvisato quanto inatteso patriottismo.

«In realtà — nevvero, caro Mussolini? — il loro fine è tutt’altro; tu lo sai come lo so io, e lo sanno quanti hanno letto e leggono nello sporco geroglifico di quelli spiriti tenebrosi ed immondi. La verità è che nella grande baldoria di accuse, di recriminazioni e di calunnie, essi tentano di far dimenticare la loro responsabilità criminosa nella preparazione e realizzazione del fatto terribile. E poichè sanno benissimo che, per quanto ignara ed ingenua, la grande massa del pubblico italiano, non potrà mai dimenticare certe altre verità, che tutte sono contro di loro, essi sperano almeno di rovesciare a loro vantaggio la scala di proporzione di quelle responsabilità.

«Tutti sono d’accordo su questo punto, per esempio, che tra i fattori determinanti di Caporetto, principalissimi sono: la depressione morale operata in paese, conseguentemente sui combattenti, dalla propaganda disfattista dei socialisti del pus, dei giolittiani e dei preti; la bestiale fiacchezza dei governanti di quel tempo, che quella propaganda tolleravano, provocavano e quasi incoraggiavano; l’impreparazione e il dogmatismo casermistico di alcuni capi militari. Ebbene, quello che, almeno, vogliono adesso i nostri avversari è di capovolgere quest’ordine di fattori; da primi che dovrebbero essere sotto la tremenda accusa del paese, passare con la frode e con la ritorsione delle requisitorie, fra gli ultimi, e magari squagliarsi nella confusione della coda.

«Ora, è appunto questo sovvertimento di graduazioni che a noi tocca impedire. E lo possiamo benissimo, noi che di quella tragedia abbiamo assistito personalmente alla mise en scène, alla deflagrazione ed all’epilogo. E questo faremo con l’ardore consueto e la fede che, in noi, non è languita mai.

«Il fatto speciale di cui si tratta — Caporetto — è tale, il dolore e lo sbigottimento ch’esso provocò dentro di noi, come dentro alla più grande parte degli italiani, furono così inaspettati e tremendi, che ogni accusa portata contro un responsabile purchessia ci è parsa fin qui buona perchè serviva se non altro a darci qualche oggetto reale su cui sfogare il nostro risentimento. Nè si è cercato di sottilizzar troppo o di classificare.

«Cosicchè c’è da temere oggi che, moltissimi avendo fatto come noi, il giuoco infame dei nostri avversari si trovi reso grandemente più facile e che essi approfittino di questa circostanza per trarne tutti i vantaggi possibili. Nel tumulto della passione la valutazione degli argomenti potrebbe essere incerta, precipitosa, e s’ingenererebbe allora quello stato di cose e di anime torbido che l’astuzia e la mala fede dei veri rei sfrutterebbe a proprio utile e precisamente contro la verità e la giustizia che pretende, tutti sappiamo con quale onestà, di reclamare.

«Urge perciò, caro amico, che fino da questo momento il dibattito venga stabilito su una base di massima chiarezza con la massima calma e la più grande circospezione. E se mi permetti di aiutarti in questa occasione, sono pronto a dare per il primo un esempio di questo metodo che, secondo me, si dovrà seguire, se vogliamo che fra noi una questione tanto importante non venga trascinata nelle bassure di cloaca dove diguazza e si bea la stirpe infetta dei nemici nostri, dell’Italia e della dignità umana.

«Ed eccomi qua. Cominciamo dai primi argomenti portati in campo da questi triviali falsificatori. Sono argomenti previsti, come facenti parte di un sistema di denigrazione teatrale, grossolana perfettamente adeguata alla mentalità di chi lo ha adottato e di coloro sui quali vuole esercitare la sua forza; ma che perciò stesso non si tratta nè di negare senz’altro nè di confutare precipitosamente, sibbene di accoglierli e di farli accogliere come possibilità e non come realtà, finche dall’insieme di prove ulteriori non risultino, come dovranno pur risultare, veri o falsi. Ma nello stesso tempo si tratta anche di contrapporre intanto ad essi tutto quello che ognuno di noi sa per esperienza o per scienza propria. E vediamo.

«I tre argomenti, dunque, sono:

«1° La ferocia militarista del generale Graziani ha fatto di quest’uomo un assassino, rivelando insieme l’orrore di tutto un sistema e la necessità di sopprimere con la più spietata violenza quell’uomo e quel sistema.

«È quello che afferma l’Avanti!, e con esso tutti coloro che, dopo aver creato migliaia di soldati Ruffini, si mostrano ora indignati che per una dura necessità di disciplina profilattica le loro creature vengano soppresse come quell’infelice, in un momento eccezionale ed unico in cui ogni altro rimedio si mostrava inadeguato ed impossibile. Ora, tu, caro amico, hai commentato abbastanza efficacemente la lettera dello stesso generale, perchè io ripeta le tue osservazioni che sono anche le mie. Aggiungerò, come uno che delle azioni di quel capo ha forse una più larga nozione, che la risolutezza e il rigore del generale Graziani in quella tremenda occasione furono fra le ragioni principali del ristabilimento dell’ordine tra la folla aberrata dei soldati dispersi, che, com’egli dice con esattezza, commettevano atti ripugnanti in quella regione terrorizzata dalla loro anarchia.

«2° L’imbecillità e la testardaggine del generale Cadorna, il quale, sempre secondo l’Avanti! ed i suoi sapienti alleati, avrebbe mal concepito e svolto i suoi piani di guerra, ed ignorando assolutamente la psicologia del nostro soldato, l’avrebbe trattato in modo da fiaccarne il corpo e specialmente lo spirito, tanto da rendere naturale ed inevitabile lo stato d’animo che determinò lo sfacelo di Caporetto.

«Questo secondo argomento, implicando quel tentativo di rovesciamento nell’ordine delle responsabilità di cui parlavo poc’anzi, non può esser trattato di sfuggita e dovrà anzi formare il centro di una capitale discussione più tardi. Mi limiterò dunque a notare che qualunque possa essere il giudizio ulteriore che si potrà fare della sua validità, non si deve per intanto dimenticare come vorrebbe il pus ed i suoi contagiati, che il generale Cadorna, che il suo collega Foch continua ad ammirare, ha avuto alcuni meriti non trascurabili, come quello di avere una fede incrollabile nella necessità della guerra; di aver formato l’esercito italiano, disfatto e avvilito dal socialismo e dal ministro Giolitti, di aver tanto battuto sul nemico da indurlo agli estremi, come appare dalle rivelazioni degli uomini di Stato tedeschi; di averlo, dopo Caporetto, fermato sul Piave, dove il generale Diaz trovò la linea formata e già resistente.

«Potrei aggiungere che, in quanto al morale dell’esercito, il generale Cadorna era il primo a preoccuparsene, tanto che più volte aveva avvertito il Governo d’allora delle sue inquietudini, senza però nulla ottenere, neanche una risposta, come risulta dalla stessa relazione della Commissione d’inchiesta.

«3° Il generale Capello era un capo sanguinario, imprevidente, ed in aperto contrasto d’idee col suo superiore Cadorna.

«E su questo, caro Mussolini, lascia che io, che ho avuto l’onore di servire e di avvicinare quel generale, smentisca senz’altro in blocco, queste tre accuse capitali, frutto dell’ignoranza o della malafede o dell’odio di chi le lancia e le propala.

«Il generale Capello non è un uomo sentimentale e lacrimogeno sullo stampo, per esempio, del decrepito Boselli o di Orlando, i quali avrebbero permesso a chiunque, sovietista, giolittiano, o altro criminale, di commettere qualunque disordine o infrazione alla disciplina. È un uomo forte, un realista, un soldato di razza, il quale parte da questo principio, che anche in guerra — se si deve fare la guerra e vincerla — chi più spende meno spende; ma la sua risolutezza e severità non l’ha mai condotto ad un’azione spietata non giusta; ed è un fatto accertato che non è stato nella sua armata che i plotoni d’esecuzione hanno operato di più. Nessun generale, poi, è mai stato forse più amato di lui dai suoi dipendenti diretti.

«Per quello che riguarda l’imprevidenza, io non sono competente per giudicare se fosse un suo difetto o no. So peraltro che nel tempo che precedette Caporetto, egli, ancorchè malato, non cessò mai di preparare appassionatamente la sua armata a ricevere il colpo previsto ed a respingerlo, come ognuno di noi era sicuro che avrebbe fatto.

«E circa i suoi contrasti col Comando Supremo, io ho visto una enorme quantità di documenti, dai quali apparisce che, se ci erano delle divergenze di vedute fra il generale Capello ed il generale Cadorna, queste erano d’ordine secondario; ed è un fatto che relazioni cordiali correvano fra l’inferiore e il superiore; relazioni fondate, oltre che sugli obblighi gerarchici, sulla grande considerazione e sulla stima che il primo aveva per il secondo.

«E qui termino, per ora, caro amico. Nè quello che ho intanto detto vuole essere una difesa del primo, del secondo o del terzo personaggio che il paese e la storia dovranno giudicare. Non si deve difender nessuno, ma portare ognuno di noi il nostro contributo alla verità ed alla giustizia che altri intende di manomettere.

«Sopratutto è indispensabile sollevare il dibattito dall’atmosfera del pettegolezzo, della contumelia e della volgarità da trivio in cui la canaglia che teme la vera luce e le nobili altezze dove spazia l’intelligenza, vorrebbe affogarlo.

«A un’altra volta. «Ardengo Soffici».

Il Fascio di Combattimento a Rovigno (Istria) e «L’Ardito».

A Rovigno sorge il Fascio; organo di battaglia e di diffusione delle idee fasciste: L’Ardito. Il 1° numero esce il 6 agosto e porta: «L’Ardito viene alla luce per combattere tutte le ingiustizie, tutte le camorre, per proteggere i deboli, gli angariati, i disoccupati e gli sfruttati....». Continua poi col programma dei Fasci italiani di Combattimento esaltando il XXIV Maggio! — È direttore del giornale e fiduciario del Fascio Renato Rocco. Aderiscono: Fr. Devescovi, Baban Nicolucci, Tonco Riccardo e Franco, Mismas Cesare, Fonda Massimiliano, Fagarazzi Giusto, Solenne Francesco, Domenico e Giuseppe, Tromba Giuseppe, Uxa Giordano, Costantini Costantino, Romolo Rocco, Vianelli Giorgio, Chiurco Angelo e Augusto. 11 Agosto. — Nei locali sovversivi delle «Sedi Riunite», a Trieste viene operata una perquisizione e sono scoperte 30 bombe e numeroso altro materiale bellico.

Agosto. — A Firenze svolge grande attivata l’Alleanza di difesa Cittadina, fra gli iscritti della quale notiamo l’avv. Terzaghi, l’avvocato Carlo Marini, Umberto Banchelli, Alessandro Martelli, Lino Cigheri, i fratelli Marchesi Bufalini, il N. U. Bini-Smaghi.

18 Agosto. — L’amministrazione comunale socialista di Stradella (Voghera) ordina la remozione da direttore dell’Ospedale locale del dott. Masnata, uno di quelli dell’adunata del 23 Marzo, e l’ordine è eseguito violentemente dai sovversivi.

Avviene una grave rivolta contro i carabinieri che vengono assediati nella casa, alla quale si dà fuoco; sono disarmati alcuni soldati, si concentrano in paese 12.000 sovversivi che compiono altre violenze.

Il Comitato Centrale del Fasci di combattimento lancia agli interventisti un appello elettorale.

19 Agosto. — «Italiani! La speculazione elettorale neutralista è cominciata. Socialisti ufficiali, clericali, e giolittiani, come furono uniti per pugnalare alla schiena i nostri soldati, tentano oggi di sabotare la vittoria con mezzi ignobili quanto vili. Consci delle responsabilità che si accumularono sulle loro spalle durante la guerra, accusano per non essere accusati, diffamano ed oltraggiano quanto diffamarono ed oltraggiarono per quattro anni, meritandosi l’epiteto di tedeschi d’Italia. Questa canaglia rossa e nera che non lasciò intentato alcun mezzo per deprimere lo spirito di resistenza della Nazione e cautamente favorì la diserzione ed i tradimenti, pretende di erigersi a giudice della guerra per l’indipendenza dei popoli, che essa voleva si risolvesse nella vittoria austro-tedesca. Ebbene, bisogna impedire questo sconcio delitto! Le colpe del militarismo professionale e gli errori degli uomini politici che, nella sua prima fase subirono la guerra e la condussero con i criteri caratteristici alla vecchia mentalità dell’Italia borghese e burocratica, non giungono nuove ai combattenti, ma non devono avere la virtù di far loro dimenticare, oltre il rovescio dell’ottobre 1917, il trionfo delle armi e degli spiriti del Novembre 1918. Vittorio Veneto, mentre suscitò nel cuore di tutti gli Italiani, la gioia per la riconquistata gloria, suscitò pure nelle bieche anime del neutralismo il rancore sordo di chi si vede deluso nei suoi voti e nelle sue speranze.

«Cittadini, operai, soldati d’Italia! Permetterete voi che la speculazione schedaiola e antiitaliana dei socialisti ufficiali che disonorano sempre il socialismo e dei loro degni alleati, alimentata forse dalle corone di Bela Kun e dai rubli di Lenin, raggiunga lo scopo delittuoso? Permetterete voi che un partito che ha fra i suoi maggiori esponenti avventurieri, uomini bollati dall’accusa di spia e di stupratori, frughi fra le fosse ancora inulte dei nostri eroi? Nutriamo fiducia che voi sorgerete con tutti i mezzi contro i turpi inventori del «Il prossimo inverno non più in trincea» e «dell’inutile strage» fiaccando la impudente truffa del socialismo ufficiale e complici.

«Fascisti! Siate uniti e compatti contro tutte le carogne neutraliste e tenetevi pronti ad ogni più ardito appello che i Fasci Italiani di Combattimento vi lanceranno per schiacciare la testa alle vipere del basso e non disinteressato politicantismo antinazionale. Viva l’Italia vittoriosa! — Il Comitato Centrale».

21 Agosto. — Sciopero dei lizzatoti del marmo nel Carrarese. I contadini socialisti invadono le terre incolte dell’Agro Romano.

11 Governo asseconda il movimento moderandolo nella Lombardia, nel Veneto e nell’Italia Centrale.

A Ruvo di Puglia fra contadini e forza pubblica scoppia un conflitto con alcuni feriti; i contadini aggrediscono con sassi e revolverate un proprietario del luogo che si difende coraggiosamente.

A Baruechella (Rovigo) si proclama lo sciopero agricolo; i capi-lega spingono le donne a invadere la campagna e a distruggere il raccolto della canapa. Si hanno conflitti con la forza pubblica con vari feriti di cui 2 gravi.

22 Agosto. — A Legnano durante il grande sciopero dei minatori, per lo sciopero dei metallurgici proclamato nell’Italia Settentrionale, gli scioperanti a cui aderivano altre categorie per solidarietà si recavano allo stabilimento tessile Banfi reclamando la cessazione del lavoro. Tafferugli con la forza pubblica e feriti.

Riunione del Comitato Centrale dei Fasci di combattimento.

22 Agosto. — Ha luogo la riunione del Comitato Centrale dei Fasci italiani di combattimento, alla quale intervengono: Bruzzesi, Bianchi, Besana, Del Latte, Ferradini, Giampaoli, Mecheri, Rossi e Pasella, Ferrari, Vecchi, Marinetti e Angiohni. Presiede la riunione Besana. Il Segretario generale fa la relazione dello sviluppo del movimento fascista e del quotidiano perfezionamento che da ogni parte d’Italia sta per concretarsi in un movimento dì forza e di coesione. Alla discussione dell’ordine del giorno partecipano: Del Latte, Bruzzesi, Rossi, Mussolini ed altri. Il Comitato decide di versare lire duemila all’Unione italiana del lavoro, quale contributo per sostenere quegli operai metallurgici, in lotta da diverse settimane per i minimi di salario: inoltre un contributo di L. 600 alla sottoscrizione per la famiglia del soldato Speroni ucciso dai pussisti nella giornata dinamica del 15 aprile.

24 Agosto. — Tra popolari e socialisti a Lagaro (Bologna) durante una festa religiosa avvengono lievi incidenti, i quali si ripetono a Castiglion dei Pepoli con alcuni contusi.

25 Agosto. — I tramvieri socialisti di via Cialdini a Milano assaltano l’abitazione di Cesare Gradella, tramviere fascista, e bastonano il nipotino.

Per l’Adunata Nazionale dei Fasci di combattimento in Firenze.

25 Agosto. — Il Comitato centrale nella sua adunanza delibera di indire in Firenze l’adunata nazionale dei Fasci italiani di combattimento, per discutere il seguente ordine del giorno: «1° Discorso inaugurale; Benito Mussolini; 2° Nomina dell’ufficio della Presidenza; 3° Verifica dei Mandati; 4° Relazione morale: relatore Umberto Pasella. — 5° Relazione finanziaria. — 6° Discussione politica: a) programma dei fasci, relatore Benito Mussolini; b) Alleanza delle frazioni interventiste, relatore Guido Del Latte; e) Atteggiamento dei Fasci nella lotta elettorale politica, relatore Michele Bianchi; d) Il Fascismo di fronte alla politica estera italiana, relatore Enzo Ferrari; e) Norme e mezzi di azione delle forze fasciste relatore Umberto Pasella; f) Nomina del Comitato centrale e sede; 7° Sede della futura adunata; 8° Eventuali.

29 Agosto. — Alla stazione di Milano è trovata una bomba.

30 Agosto. — A Milano un operaio scioperante ustiona l’ing. Breda con un acido; altri sovversivi lanciano una bomba contro l’appartamento dello stesso ingegnere.

30-31 Agosto. — Sciopero dei medici condotti a Novara.

«l’Alpino», foglio antibolscevico dell’VIII Alpini a Udine.

Agosto. — Sorge a Udine un giornaletto importante, scritto e stampato alla macchia col motto: «Di qui non si passa», fatto dagli alpini dell’VIII Regg. L’anima del foglio è Italo Balbo. Il 1° numero esce il 24 agosto e sostiene in prima pagina la necessità di non scioperare, ma invece, di produrre e lavorare, discute i principali problemi degli alpini, l’orrore della Russia bolscevica ed i diritti dei grigio-verde; nei successivi numeri dei profili d’eroi. Sono collaboratori Firmino e Moschini, P. Panizzon, Rossieri, cap. Ruggeri G., Faccioni, Zanelli, Anglesio e Lomasti. Italo Balbo in occasione dell’impresa fiumana esalta il gesto di D’Annunzio coll’articolo «Fiume!...» e nel numero del 28 settembre con l’articolo «L’ora storica» che è censurato, polemizza col Lavoratore friulano, organo del socialismo udinese.

Il giornale del 14 dicembre porta un articolo di Balbo: «La caccia all’ufficiale» e «Congedo». L’organo anti-bolscevico militare per il trasferimento dell’8° Alpini, trasporta la direzione all’Associazione alpina in via Silvio Pellico 8, Milano, per continuare la battaglia contro i traditori del Paese ed i denigratori della Vittoria.

Sviluppo dei Fasci nell’Agosto. Il primo numero del giornale «Il Fascio».

Esce il primo numero del giornale Il Fascio, organo settimanale dei Fasci di combattimento, in data 16 Agosto.

Sommario: «Presentazione»: Noi. — «Vigliacchi»: Nicola Bonservizi. — «Il nostro bersaglio»: Claudio Treves R. — «L’episodio di Caporetto»: Nar. — «L’ultima battaglia dell’indipendenza»: avv. Francesco Bonavita. — «Le forze nazionali per la repubblica sociale»: Carlo Bazzi. — Gli aspetti del Fascismo torinese»: Mario Gioda. — Contiene inoltre trafiletti interessanti e corrispondenze dall’Istria, dalla Liguria, dal Veneto, dalla Toscana e dalla Sicilia.

18 Agosto. — Movimento fascista nel Varesotto. Alberto Bertoli, per incarico del Comitato Centrale dei Fasci di combattimento, coadiuvato da Scarani e da altri propagandisti, si reca nel Varesotto per intensificare il lavoro di organizzazione delle forze fasciste in preparazione del Convegno il quale si svolgerà nella prima quindicina di settembre a Varese e dovrà riuscire una vigorosa affermazione di attività e di forza.

23 Agosto. — Discorso di Pasella a Sampierdarena. All’«Universale» Umberto Pasella, Segretario politico dei Fasci, parla sul momento politico, spiegando chiaramente le direttive dei Fasci di combattimento; sfidando gli avversari leninisti, che tentano invano il contradditorio. Umberto Pasella, ribattendo le magre affermazioni degli avversari, è acclamato.

28 Agosto. — Imponente assemblea fascista a Firenze. Presenziata da Umberto Pasella segretario politico dei Fasci di combattimento, ha luogo la riunione dei fascisti fiorentini. Sono tracciate le direttive che dovranno seguire i rappresentanti del Fascio fiorentino al Congresso nazionale. l’assemblea, composta dei rappresentanti delle varie frazioni della democrazia, è unanime nel ritenere che la Costituente debba essere accettata da quanti nelle future lotte elettorali vorranno essere appoggiati dai Fasci. L’assemblea plaude all’opera del Comitato centrale e del giornale Il Fascio ed infine invia un saluto fraterno ai fascisti di Gorizia, di Trento, di Trieste e di Fiume, i quali con tanto ardore difendono e diffondono il programma dei Fasci.

1° Settembre. — Sciopero di 900 facchini a Genova.

Grave rivolta contro i carabinieri nel Milanese.

A Lainate (Milano) nella notte si svolge un grave fatto: una comitiva di sovversivi cantava gli inni e schiamazzava. 1 carabinieri al comando del brigadiere sardo Cuccurù li invitavano all’ordine.

Il gruppo, rinforzato da altri sovversivi del paese, cercava di circondare i carabinieri e di disarmarli, ma essi sul punto di essere sopraffatti facevano uso delle armi uccidendo 3 dei dimostranti. Allora i sovversivi del luogo sferravano un violento e rabbioso assalto alla caserma ove i carabinieri si erano rifugiati; sfondavano le porte, la devastavano e appiccavano il fuoco. I carabinieri, vista impossibile la resistenza, uscirono per una porta segreta salvandosi nella campagna.

1° Settembre. — A Milano, presso il cancello dello stabilimento» dei prodotti chimici Caremoli in Via Vallarse, è rinvenuta una bomba.

Nitti concede l’amnistia ai disertori.
Cadorna e altri generali collocati a riposo.

2 Settembre. — In data 2 Settembre 1919 — Ministro della Guerra, generale Albricci — vengono emanati dal Governo di Nitti tre decreti d£ amnistia, di larga portata, per i reati militari, per i reati comuni e i moti popolari e per le punizioni inflitte al personale ferroviario. Beneficiano dell’amnistia militare i condannati per diserzione, anche se renitenti, i condannati per altri reati militari, anche quelli con perdita del grado, ai quali è concessa la reintegrazione nel grado. Nell’amnistia per i reati comuni e i moti popolari, sono compresi tutti i reati di stampa, numerosi reati colposi ecc. ecc. Nell’amnistia per il personale delle Ferrovie dello Stato sono comprese quasi tutte le mancanze commesse entro il periodo dal 24 Maggio 1915 alla data di pubblicazione del decreto.

Riportiamo in appendice il testo dei più significativi articoli dei tre decreti.

Nello stesso giorno del 2 Settembre una dispensa straordinaria del Bollettino Militare Ufficiale, porta le seguenti disposizioni:

«Ufficiali in servizio attivo permanente — Stato maggiore generale:

«Porro ten. gen. collocato a riposo per anzianità di servizio e iscritto nella Riserva, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri. Capello id. id. id. Cavaciocchi id. id. id.

«Montuori ten. gen. comandante di armata collocato a disposizione previa deliberazione del Consiglio dei Ministri. Bongiovanni ten. gen. id. id. id.

«Boccacci brigadiere generale id. id. id. «Ufficiali in posizione ausiliaria — Stato Maggiore Generale:

«Cadorna conte Luigi ten. gen. collocato a riposo per anzianità di servizio e inscritto nella Riserva, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri.

«Ufficiali di riserva — Stato Maggiore Generale: «Brusati cav. Roberto ten. gen. È stato revocato e considerato come non avvenuto il Decreto Luogotenenziale 25 Maggio 1916 col quale fu collocato a riposo. Egli dal 1° Giugno 1918 è considerato riammesso nei ruoli dell’Esercito permanente e collocato a disposizione per ispezioni, e al 3 Luglio 1918 è collocato in posizione ausiliaria per ragioni di età».

2 Settembre. — Viene lanciata una bomba a Milano nell’andito del Palazzo Ponti.

Per una grande adunata del Fascio di combattimento di Torino.

Il Direttorio del Fascio di combattimento di Torino, mentre invita i propri ascritti ad intensificare l’opera di propaganda e di proselitismo tra coloro che la guerra han voluta e combattuta, a diffondere il settimanale Il Fascio di Milano ed a concorrere ai dibattiti fascisti sollevati dal battagliero Popolo d’Italia di Benito Mussolini, comunica loro che la sera del 30 corrente avrà luogo una grande assemblea del Fascio, presenziata dal Segretario generale politico dei Fasci Umberto Pasella, il quale parlerà del programma di lotta e di realizzazioni immediate; e tratterà inoltre dei problemi politici posti all’ordine del giorno del prossimo Congresso Nazionale di Firenze. 

Adunata del Fascio di combattimento di Torino.

4 Settembre. — Presieduta dal cap. C. M. De Vecchi ha luogo l’adunanza dei fascisti torinesi. Il Segretario politico del Fascio di Torino fa la relazione della situazione politica odierna. Presenta, quindi all’assemblea il segretario generale politico dei Fasci di combattimento Umberto Pasella, il quale pronuncia un applaudito discorso illustrando i problemi che saranno posti all’ordine del giorno nel prossimo Congresso nazionale di Firenze.

5 Settembre. — 11 Fascio romano di combattimento emette un ordine del giorno per l’Unione di tutte le forze interventiste.

6-7 Settembre. — Agitazione degli impiegati e salariati del Comune di Piombino.

Attentato anarchico a Milano.

Il 7 Settembre a Milano verso le ore 21 mentre la galleria Vittorio Emanuele era affollatissima e ferveva la vita serale, una violentissima esplosione gettava lo scompiglio e il panico fra la folla. Nel fuggi fuggi che ne seguiva alcune persone venivano contuse e ferite.

Si era effettuato un attentato dinamitardo contro il frequentato Club degli industriali lombardi, ritrovo dei magnati dell’industria locale, situato al disopra del caffè Biffi affollatissimo in quell’ora. I danni prodotti dallo scoppio risultavano molto gravi; l’ordigno era un tubo di gelatina ad altissima potenzialità; l’autore dell’attentato, unica vittima, veniva ucciso dall’esplosione e fatto a pezzi. Veniva identificato, da brani di indumenti e da una ciocca di capelli, per il diciannovenne Bruno Filippi tipografo anarchico.

10 Settembre. — L’Avanti! riferisce che il Municipio di Milano sussidia i metallurgici scioperanti col denaro dei contribuenti. «L’amministrazione popolare ha deciso di intervenire in favore degli scioperanti» dice il giornale socialista, con evidente ipocrisia, giacchè, l’amministrazione Comunale di Milano essendo socialista, si comprende bene come il suo intervento nei conflitti fra lavoratori e capitalisti abbia carattere politico.

12 Settembre. — A Milano si ha una manifestazione per Fiume; parla Edoardo Susmel in Piazza del Duomo ed al Popolo d’Italia.

I socialisti aggrediscono alcuni dei dimostranti, e fra essi Asvero Gravelli, sfidandolo a gridare «Viva l’Italia» percuotendolo e ferendolo con una coltellata al braccio e con pugni all’occhio sinistro.