Le elezioni politiche del 1919 — Disordini e moti anarchici.
L’assemblea del Fascio di combattimento milanese.

19 Ottobre. — Sotto la presidenza di Baseggio si tiene l’adunanza del Fascio di Milano per discutere sull’atteggiamento per le prossime elezioni politiche. Partecipano alla discussione Del Latte, Pasella, Bonomelli, Bini, Galassi, Cantelli e Dante Dini. Infine prende la parola Benito Mussolini, che presenta in unione a Dini e Bonomelli un ordine del giorno che viene approvato all’unanimità.

19 Ottobre. —- A Pisa e provincia è proclamato lo sciopero dei contadini.

A Frosinone il Partito popolare tiene un contraddittorio con i socialisti; ma essendo avvenuti incidenti questo è sciolto dalla forza pubblica.

A Noventa (Padova) i socialisti compiono delle violenze.

21 Ottobre. — Sciopero dei messi dell’Esattoria Comunale a Firenze e a Livorno.

Sciopero degli ortolani a Firenze.

22 Ottobre. — Il Consiglio dei Ministri, Presidente Nitti, proclama festa nazionale il 4 Novembre, ricorrenza della vittoria italiana nella guerra mondiale, però — data la situazione politica — ne rimanda la celebrazione.

22 Ottobre. — L’Assemblea del fascio parmense nomina candidati fascisti nelle elezioni A. De Castro ed il col. Armani.

23 Ottobre. — I corpi armati del Comune di Torino proclamano l’ostruzionismo.

24 Ottobre. — A Genova in un salone del Palazzo Ducale l’on. Raimondo democratico tiene un discorso elettorale; elementi socialisti entrati nella sala aggrediscono con coltelli e bastoni il pubblico, però le loro violenze vengono rintuzzate e la riunione prosegue imperturbata. L’Avanti! il giorno dopo esalta il gesto dei sovversivi.

A Trescore (Bergamo) i contadini scioperanti commettono gravi violenze contro una villa alla quale danno fuoco.

25 Ottobre. — Sciopero del personale dell’Esattoria Comunale di Roma.

A Gorla (Milano) i liberali ing. Lombardi, ten. Franchi e Piatti vengono aggrediti dopo una gita di propaganda e percossi.

A Fognano (Faenza) il repubblicano avv. De Cinque è aggredito dai sovversivi.

26 Ottobre. — Le leghe socialiste dei coloni di Siena e provincia proclamano lo sciopero. Tale sciopero veniva qualificato dai giornali sovversivi come l’insurrezione degli schiavi.

Nella Lomellina violenze contro la proprietà del prof. universitario Giovanni Morone, fascista, che fu poi in varii processi perito in difesa dei camerati, e consigliere comunale di Pavia nel ‘20.

Alle Sezioni giovanili socialiste di Siena vengono imposti i nomi di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg.

26 Ottobre. — A Genova durante un comizio del partito del lavoro avvengono dei tumulti ad opera di anarchici, che piombano all’improvviso in mezzo alla riunione e assalgono numerose persone del pubblico ferendole; e fra questi l’on. Canepa.

A Stia (Arezzo) all’uscita da un’osteria i sovversivi si ponevano a cantare gli inni ed improvvisavano una dimostrazione. Intervenivano i carabinieri, ma venivano accolti con spari di arma da fuoco e nasceva un conflitto con alcuni feriti.

Il 27 era proclamato lo sciopero generale.

La lista elettorale del blocco fascista a Milano.

26 Ottobre. — Mussolini Benito, Toscanini Arturo, Baseggio ing. Cristoforo, Ferrari avv. Vincenzo, Podrecca on. Guido, Banfi Alfredo, Marinetti Filippo Tommaso, Bellinato dott. Sebastiano, Fabbris avv. Sileno, Riva Celso, Aversa avv. Giuseppe, Lanzillo avv. Agostino, Bianchi Camillo, Macchi Giacomo, Mazzucato Edmondo, Romanini ing. Alfredo, Pozzi dott. Riccardo, De Magistris Emilio, Galimberti Amleto, Bolzon Piero.

28 Ottobre. — A Milano i maestri degli asili proclamano lo sciopero.

Violenze elettorali a Roma, Savona, Sampierdarena, Milano, Mantova.

Il 28 mentre in Piazza Borghese parlava in un comizio dell’Alleanza Nazionale l’on. Luigi Federzoni si verificava una incursione violenta di sovversivi, che ferivano un ardito. Altre violenze si ripetevano nelle sere seguenti ai comizii dell’Alleanza Nazionale contro gli oratori Vico Pellizzari, Rava e Maraviglia.

A Savona i sovversivi impediscono la parola agli oratori riformisti proff. Arias e Abba.

La Camera del lavoro riformista di Sampierdarena è invasa colla violenza dai sovversivi. A Parma una turba comunista impedisce la commemorazione di Filippo Corridoni.

A Milano il 1° Comizio indetto dal blocco propugnato dai combattenti è impedito; così non può parlare l’on. Gasparotto.

Tutti i comizii nel Mantovano (Quingentole) sono impediti dagli elettori del socialista Mario Murari.

29 Ottobre. — L’on. Luigi Federzoni tiene a Milano un discorso elettorale.

Fa propaganda a Genova per i Combattenti l’on. G. Olivi che poi sarà membro del direttorio fascista.

A Torino ove perdura lo sciopero degli impiegati metallurgici avvengono incidenti contro alcuni «crumiri».

Gli scioperanti chiedono il licenziamento degli impiegati non scioperanti e innalzano una bandiera rossa su un terrazzo dello stabilimento nel quale tenevano il comizio.

31 Ottobre. — A Roma l’Alleanza Nazionale tiene un comizio elettorale; parlano Maurizio Maraviglia e Vico Pellizzari.

A Creppio Bati (Firenze) i sovversivi attuano una incomposta dimostrazione e occupano il Municipio.

A Cervia (Ravenna) per motivi elettorali socialisti e repubblicani vengono a conflitto; si hanno alcuni feriti. A Torino gli artisti comici proclamano lo sciopero.

1° Novembre. —A Carrara e nella zona marmifera è proclamato lo sciopero generale dei lavoratori del. marmo.

2 Novembre. — A Genova durante un comizio elettorale del partito del lavoro i socialisti interrompono gli oratori e percuotono molte persone del pubblico.

A Milano i nazionalisti e i fascisti improvvisano nella galleria Vittorio Emanuele un comizio elettorale; parlano gli avvocati Dino Alfieri e Enzo Ferrari.

A Castellana (Bari) un comizio di combattenti è disturbato dai socialisti; avvengono degli spari d’arma da fuoco e rimane gravemente ferita una persona.

I postulati elettorali del blocco fascista.

2 Novembre. — 1° Recisa ed aperta opposizione a Nitti ed al suo Ministero; 2° Annessione incondizionata di Fiume con contiguità territoriale ed assegnazione all’Italia delle città italiane della Dal-

mazia; 3° La Camera siederà in assemblea costituente per esaminare e risolvere il problema istituzionale dello Stato; 4° Radicale riforma tributaria dello Stato che comprenda: a) decimazione delle ricchezze; b) confisca dei sopraprofitti di guerra; c) tassazione onerosa sull’eredità per sistemare definitivamente i mutilati, gli invalidi, i combattenti, e le loro famiglie; d) confìsca dei beni ecclesiastici, per devolverli a istituzioni di assistenza locale amministrate dai cittadini; 5° Trasformazione degli ordinamenti militari per attuare rapidamente la Nazione armata.

A S. Giacomo di Spoleto fra socialisti e repubblicani avvengono degli incidenti elettorali con 10 feriti.

3 Novembre. — Sul Giornale d’Italia di questa data sono riportate le liste ufficiali dei candidati alle elezioni politiche del 1919.

Sciopero dei vetturini a Genova, per l’applicazione del tassametro.

Sciopero e ostruzionismo degli infermieri degli ospedali e del manicomio provinciale a Genova.

A Prato, ove dura da circa un mese lo sciopero dei lanieri, gli scioperanti compiono delle violenze; si viene ad un conflitto con la forza pubblica e cadono alcuni feriti; è proclamato lo sciopero generale.

A Montepulciano (Siena) il liberale on. Gino Sarrocchi tiene un comizio elettorale; i socialisti tentano replicatamente l’ostruzionismo, ma l’energica parola del valoroso deputato prevale.

A Montevarchi fra socialisti e sostenitori del democratico on. Luzzatto si hanno gravi conflitti con 15 feriti.

A Gragnano (Napoli) per ragioni elettorali si hanno lievi incidenti.

A Spezia durante un comizio socialista avvengono incidenti con i repubblicani.

A S. Miniato (Firenze) lievi incidenti elettorali.

A Torino gli orticultori proclamano la serrata.

Presso Castelfranco di Sotto (Toscana) i socialisti aggrediscono il candidato liberale Marchese Incontri, ferendolo a bastonate non lievemente alla testa ed a una mano.

Il 4 Novembre è già dimenticato!

4 Novembre. — In tutta Italia si hanno dimostrazioni patriottiche, a celebrazione della vittoria del Piave; tali manifestazioni avvengono ad opera di minoranze sane di popolo. Ma nessuna manifestazione ufficiale! E i socialisti impediscono o disturbano le celebrazioni già malinconiche.

Ad Ancona si doveva inaugurare nella ricorrenza del 4 Novembre una lapide commemorativa della vittoria. Le autorità ufficiali rinviavano per paura di contro-dimostrazioni comuniste la cerimonia; i combattenti allora provvedevano alla inaugurazione di propria iniziativa.

A Cinisello (Milano) una turba avvinazzata disturba le madri dei caduti raccolte nel cimitero.

Ad Arezzo per motivi elettorali fra ministeriali e socialisti avvengono dei conflitti con 8 feriti gravi.

Incidenti elettorali a Genova, ad Alessandria, a S. Mauro di Signa.

A Castiglion delle Stiviere esplode contro il Circolo dei signori una bomba gettata da sovversivi, producendo danni e ferendo alcune persone.

I lavoratori italiani residenti a Parigi.

4 Novembre. — «Mussolini, Milano. Ti prego trasmettere a Gabriele d’Annunzio questo telegramma: l’Associazione dei lavoratori italiani residenti a Parigi, che da quattro anni lotta per la difesa dell’italianità, affermando altamente ed ovunque lo spirito italiano, si associa al Duce promettendo di continuare la sua propaganda pro-Fiume italiana, magari contro i delegati della pace a Parigi, che ignorano le nostre forze, per imprimere nell’opinione pubblica francese una corrente di simpatia per la più italiana delle città. Con voi, con i fiumani, per l’Italia sempre più grande nel mondo. Umberto Peroni. Segretario generale».

Novembre. — Continua lo sciopero agrario nel piacentino, con violenze ed incendi su vasta scala; così a Pontenure, a Villanova, a Grazzano.

5 Novembre. — Sciopero degli impiegati delle Società di assicurazione a Milano.

A Lugo contro l’abitazione del candidato repubblicano Valli i sovversivi fanno esplodere una bomba.

A Torino in piazza Bodoni si tiene un comizio elettorale fascista nel quale parla Pilo Ruggeri; i socialisti disturbano la riunione e provocano incidenti.

A Oleggio violenze elettorali contro il nazionalista on. Ezio Maria Gray.

Aggressioni e ferimenti.

A Casteldelrio (Bologna) si reca da Bologna il comitato elettorale del blocco patriottico per propaganda. I comunisti del luogo accolgono violentemente i componenti del Comitato ferendo una signorina e l’avv. Reghini ferito di guerra.

A Milano si tiene il primo comizio del Fascio patriottico: parla fra gli oratori il col. Raggio comandante del 12° bersaglieri mutilato delle mani e di un occhio, entusiasticamente accolto; i socialisti però turbano la riunione e impediscono all’oratore di proseguire.

A Lucca i socialisti molestano con un contegno provocatorio disgustante un comizio elettorale di ex-combattenti tenuto nel teatro comunale, e impediscono agli oratori di parlare. La pubblica sicurezza interviene e scioglie il comizio patriottico.

A Livorno si tengono due comizi elettorali, uno dei socialisti e uno dei repubblicani; quest’ultimo è molestato dai socialisti e nascono tafferugli con scambio di revolverate e con molti feriti fra i quali il commissario di pubblica sicurezza D’Andrea e il brigadiere dei carabinieri Petruccione.

A Castelnuovo Garfagnana durante un discorso di propaganda elettorale dell’on. Chiesa, repubblicano, al Teatro Regio, elementi socialisti e anche patriottici, per la loro ostilità all’oratore provocano tumulti, con pugilati e fischi: il teatro è sgombrato dalla pubblica sicurezza.

6 Novembre. —A Sanremo si tiene un comizio democratico liberale, oratore l’on. Raimondo; i socialisti decisi a non farlo parlare provocano replicati incidenti, con feriti fra i quali il ten. degli arditi Mona, per un colpo di triangolo alla nuca. Il candidato stesso all’uscita è aggredito e tra la forza pubblica, che lo difende, è ferito il commissario Manzi.

7 Novembre. — A Montevarchi, essendosi giorni prima, da parte di «Luzzattiani» sostenitori della lista ministeriale, aggrediti alcuni socialisti, durante un comizio, nel bacino lignitifero di Castelnuovo e di S. Giovanni Valdarno è proclamato lo sciopero. A S. Giovanni si tiene il 7 un comizio degli scioperanti, i quali poi si recano in corteo a Montevarchi e vi tengono un comizio; ivi visto un maggiore dell’Esercito l’aggrediscono ferendolo.

Andati via i socialisti, i Luzzattiani tornati padroni del paese feriscono il segretario della Camera del lavoro e bastonano alcuni operai.

A Bagnacavallo (Ravenna) i socialisti tentano di impedire ad alcuni repubblicani di affiggere manifesti di propaganda elettorale; nascono conflitti, con alcuni feriti.

Incidenti per l’anniversario dei Soviets. Il Fascio triestino pro Dalmazia e Fiume.

Ricorrendo il 7 Novembre l’anniversario dei Soviets, a Firenze, Torino e Milano i sovversivi tengono la commemorazione dell’avvenimento.

A Milano dopo la commemorazione i socialisti fanno una dimostrazione e vengono ad un urto coi fascisti in Galleria ed è ferito l’ardito Zaccarella. Alcuni fascisti e fra essi il cap. Vecchi e Marinetti vengono portati in Questura.

A Genova, dopo il comizio commemorativo, avvengono incidenti e violenze contro i trams perchè non avevano sospeso il lavoro durante la commemorazione. A Sestri Ponente pure si ebbero colluttazioni con la forza pubblica.

Novembre. — A Porto Maurizio un nucleo di pochi uomini di fede, fra i quali Agostino Scarpa, si riuniscono e costituiscono il Fascio di combattimento.

8 Novembre. — Il Fascio di combattimento triestino, che ha sede in Via Pozzo Bianco N. 9, rivendica in un ordine del giorno l’italianità di Fiume e della Dalmazia ricordando con grato animo i presidenti Bonasi e Marcora per aver affermato la necessità dell’annessione. Le squadre triestine sono al comando del cav. Ettore Benvenuti cap. di Marina e fondatore dell’Associazione Combattenti.

9 Novembre. — A Siena, al teatro della Lizza, si svolge la presentazione dei candidati della lista liberale, on. Sarrocchi, prof. Colombini, on. Ciacci, comm. Pallini, prof. Chierici. I socialisti, durante lo svolgimento del comizio, commettono delle intemperanze e provocano incidenti.

A Firenze la già costituita Alleanza di Difesa Cittadina si contrappone all’opera minacciosa del bolscevismo; aveva tra le sue file come capeggiatori Michele Terzaghi, corrispondente del Popolo d’Italia, Francesco Giunta e Alessandro Martelli. Ed essa affianca l’opera dei fascisti durante le elezioni.

A Firenze un comizio democratico è turbato dai socialisti è avvengono tafferugli.

A Sesto Fiorentino, durante un comizio che doveva tenere l’on. Pescetti socialista, avviene un conflitto con la forza pubblica: un: ferito.

A Torino, durante un comizio nazionalista-fascista di propaganda elettorale, i comunisti, mentre parlava l’avv. De Vecchi lo interrompevano più volte provocando un conflitto. Parlavano poi il ten. Domenico Bagnasco e il col. Magnaghi.

A Cavoretto (Torino), una cerimonia per lo scoprimento di un monumento ai caduti è turbata da manifestazioni sovversive, e date le violenze commesse dai rossi, i quali fra l’altro tenevano un comizio ai piedi del monumento da inaugurare, la cerimonia è impedita.

A Bergeggi (Genova) due candidati del partito del lavoro si recano per tenervi un comizio elettorale; i socialisti li aggrediscono colpendoli anche con coltellate e vengono così feriti l’oratore Pietro Bernier e Vittorio De Gislimberti il quale ultimo era particolarmente preso di mira. La selvaggia aggressione portava a numerosi arresti.

A Sanremo i socialisti provocano degli incidenti con la truppa con vari feriti; vengono aggrediti i carabinieri ed è lanciata anche una bomba.

Ad Arenzano (Genova) i socialisti impediscono un comizio degli ex-combattenti.

A Livorno, l’eroico comandante Costanzo Ciano tiene sulla piazza dei 4 Mori un comizio elettorale.

A Torino in un movimentato comizio socialista è ferita dagli anarcoidi la guardia Colombino Ambrosio di anni 30.

10 Novembre. — A Fucecchio il prof. Meoni candidato democratico fiorentino, invitato ad un contradittorio con i socialisti, viene minacciato da essi, e si commettono sulla sua persona gravi violenze.

A Milano, dovendosi tenere un comizio patriottico di propaganda elettorale, il Popolo d’Italia proclama la mobilitazione di tutte le forze nazionali della città, fascisti, arditi, ex combattenti, volontari, futuristi, studenti, per il comizio stesso, onde far fronte alle facilmente prevedibili violenze rosse; il giornale dispone che durante la riunione sia tenuto il più rigoroso silenzio onde individuare gli eventuali perturbatori, dà istruzioni al pubblico per lo sfollamento della sala in caso di conflitti ecc.

A Genova, all’Università popolare, si tiene un riuscito comizio democratico; l’on. Celesia fa appello nel suo discorso a tutti gli uomini d’ordine per la grandezza d’Italia.

Carabinieri feriti a Sesto Fiorentino.

A Sesto Fiorentino, durante una manifestazione socialista, i sovversivi aggrediscono alcuni carabinieri ferendoli; il portabandiera socialista colpiva alla testa un agente; ne nasceva un tafferuglio ed i carabinieri erano costretti a rifugiarsi in una casa. La folla anarchica feriva i carabinieri Profeti Natale, Luisotti Ferruccio, Tognarelli Attilio, Marsi Attilio, Roberti Enrico, Ferroni Dante, Lomonte Salvatore, le guardie di finanza Rossini Dante, Fosi Zanobi, Raffa Francesco, Boschi Silvio; il Vice comm. Ragni era contuso.

Nei paesi di Livergnano e Musiano (Bologna) i cattolici sono fatti segno a minacce e violenze da parte dei socialisti. A Musiano viene aggredito tale Rocca amico del candidato popolare Miliani.

Sciopero dei vetturini a Genova.

Novembre. — A Milano e nel milanese tengono numerosissimi comizi elettorali i fascisti Pasella, Bolzon, Giampaoli, Giurin, Brambillaschi, Marinetti, Freddi, Vecchi.

11 Novembre. — A Biadene (Cremona) i socialisti impedivano un comizio di Bissolati perchè ad essi pareva troppo moderata la condotta di questo ex-compagno.

Sciopero dei tipografi a Napoli.

A Chieri (Torino) dovevasi tenere un comizio del blocco patriottico. Gli oratori, tra i quali l’on. Bevione, vengono aggrediti, si impedisce loro di parlare e vengono lanciati sassi contro la loro automobile.

A S. Maria Nuova (Forlì) per un contradittorio fra repubblicani e socialisti avvengono gravi incidenti avendo i socialisti aggredito i repubblicani. La battaglia dura a lungo con molti feriti fra cui due gravissimi, crivellati di colpi.

Comizio elettorale del blocco fascista a Milano.

11 Novembre. — Si tiene un travolgente comizio fascista in Piazza Belgioioso che è il primo comizio elettorale. Parla per primo Umberto Pasella che spiega il carattere che i fascisti intendono dare alla lotta elettorale, e poi il maggiore Baseggio, Decio Canzio Garibaldi, il ten. Niatta che porta il saluto di Fiume; il cap. Ferruccio Vecchi che parla della grande forza morale rappresentata dagli arditi. Prende poi la parola Benito Mussolini che spiega ampiamente le linee di condotta del Fascismo nella lotta elettorale. Parlano inoltre Marinetti e Enzo Ferrari. Chiede di parlare l’operaio Nini della Camera del lavoro per contraddittorio, al quale replica immediatamente Benito Mussolini.

Comizio fascista a Monza.

12 Novembre. — Al Politeama di Monza ha luogo il comizio fascista presieduto dal cap. Vecchi, che dà la parola ad Umberto Pasella che porta il saluto dei fascisti di tutta l’Italia, ed invita l’assemblea a nominare l’eroico capitano degli Alpini Ettore Boschi alla presidenza. Il Boschi ringrazia e dà la parola a Benito Mussolini che traccia un quadro della situazione generale europea, attacca poi il Governo dell’on. Nitri che definisce il Governo della corruzione e della umiliazione nazionale. Parlano poi l’avv. Enzo Ferrari, il maggiore degli arditi ingegner Baseggio e Marinetti.

Il Consiglio Nazionale di Fiume per la candidatura di Mussolini.

12 Novembre. — Il Consiglio nazionale di Fiume invia a Benito Mussolini: «Fiume che in Benito Mussolini, tenace assertore delle rivendicazioni italiane della primissima ora, fervido spirito di combattente e di rinnovatore, ha trovato un non meno tenace e non men fervido assertore e difensore del suo diritto ad essere accolta in seno alla grande famiglia italiana, plaude alla sua candidatura poichè essa rappresenta non solo un doveroso riconoscimento dell’uomo di lotta e della sua opera di italianità, ma anche un pegno sicuro per Fiume, che vedrà in Benito Mussolini trasportata la sua passione e la sua battaglia dal giornale nel Parlamento nazionale.

«Se costanza, fermezza, volontà, ardimento, religione della Patria, sono le virtù nuove dell’Italia uscita dal cozzo tremendo e salutare della guerra; se queste virtù ardono nei petti italiani, ardono con inconsumata fiamma nell’anima di Benito Mussolini che vuole una Italia grande e rispettata nel mondo.

«A lui così, tutto il plauso e il memore affetto di Fiume, protesa nel combattimento ineguale, ma più decisa che mai a non curvare la fronte innanzi ai divoratori di Versaglia. — Il presidente del Consiglio nazionale comm. dott. Antonio Grossich».

Nuovi conflitti, aggressioni e ferimenti. Sanguinosa battaglia a Lodi.

12 Novembre. — Ad Ascoli Piceno due candidati popolari recatisi a tenere un comizio vengono sonoramente fischiati dalla popolazione e costretti a ripartire per evitare di peggio. Si hanno colluttazioni con, la forza pubblica e lievi feriti.

A Parma durante un comizio socialista vengono colpiti vigliaccamente alle spalle e accoltellati un carabiniere ed un commissario.

A Lodi si ha una sanguinosa battaglia elettorale. Vi si recano da Milano per tenervi un comizio fascista i fascisti di Milano con l’avv. Ferrari. L’oratore è accolto da colpi di rivoltella per cui si inizia una battaglia tra i socialisti che avevano invaso il locale e i fascisti; un morto, due moribondi, molti feriti.

Sono arrestati Arpinati, Bresciani, Freddi, Bonaccorsi, Gravelli, Braga, Chiesa, Spagnoli, Patanè, Craighero. Presenti erano ancora gli squadristi Neri, Salimbeni, Bosoni, Leoni, Armani, Ro-vetta, Normann, Neri, Balzanelli, Moretti, Muscari-Tomaioli Mascarone, Cremonesi, Helbing, Berini, Chiappini, Pomati, Bonvini, Vale-rani, Banfi, Marecchi, De Marco, Carità, Ragozzino, Lupi, Figarolli, Chiappa, Sauda, Gnocchi, Spiani, Mataloni, Puggina, Balzanelli, Frasca, Ferrari Rosetto, Mariani, Landi, Colombo, Aghemo, Mazzetti, Di Cinzio, Berti, Leoni, Garbi, Aimone. Latitanti: Di Caro, Vadala, Tegon, Bonarelli. — Bresciani rimane in carcere per 72 giorni.

I socialisti proclamano lo sciopero generale. Essi aggrediscono poi il presidente dei combattenti ing. Castellotti.

Novembre. — Violenze elettorali nel padovano.

Violenze elettorali nel Piemonte (Canavese, Val di Susa, ecc.).

A Suni (Novara) tre propagandisti liberali, reduci da Pallanza, vengono aggrediti; sono feriti i dottori Bono e Carducci e il ten. Binai ha la mantellina traforata da un colpo di rivoltella.

13 Novembre. — A Prato i candidati democratici Sem Benelli e Giuseppe Meoni dovevano tenere un comizio, ma i socialisti lo impediscono, e minacciano gli avversari. Replicate colluttazioni e spari di rivoltella.

A Empoli in un comizio socialista il parroco di Colle Bonsi Don Fusnelli chiede un contraddittorio; i sovversivi lo minacciano e percuotono; la forza pubblica scioglie il comizio e sorgono dei tafferugli con alcuni feriti.

A Venezia centinaia di elettori sottoscrivono e lanciano alla cittadinanza un manifesto: «Fiume o morte».

A Ghemme (Novara) il propagandista del partito popolare Balossini è aggredito e ferito dai socialisti. La stessa sorte subisce il candidato del partito popolare avv. comm. Barberis a Oviglio.

A Reggio Emilia e nel reggiano violenze contro i candidati fascisti dott. Fochi e prof. Petrazzani a Rolo e a Fabbrico.

Il tradimento di Fiume comunicato da Wilson a Nitti.

13 Novembre. — Wilson invia il seguente telegramma a Nitti: «Vi ringrazio cordialmente e ringrazio il Governo del vostro grande Paese per l’amabile interessamento addimostrato alla mia salute.... Ricevetti il vostro telegramma riguardante la soluzione del problema di Fiume.... Voi ben sapete che il mio giudizio sul problema di Fiume è irremovibile; non perchè non senta della simpatia per il grande Popolo italiano, ma bensì perchè la convinzione del Governo del mio paese è ormai stabilita in modo assoluto.... credo dunque che le vostre titubanze pensando all’accoglienza che il popolo italiano farebbe ad una soluzione del problema di Fiume che non fosse quella voluta da una minoranza imperialista, non hanno alcun fondamento reale. La questione di Fiume non interessa seriamente il popolo italiano....».

13 Novembre. — Per iniziativa del Fascio di Combattimento ad un discorso di Michelangelo Zimolo al Teatro Mazzoleni di Sebenico partecipa entusiasta la popolazione, marinai e soldati acclamando all’annessione della Dalmazia. Vengano bruciate copie del Corriere della Sera e del Secolo.

14 Novembre. — A Monzuno (Bologna) i propagandisti liberali ten. Badalotti, ten. Malagutti, cav. Giovanni Bertolini, e ing. Agostini dopo una riunione elettorale vengono aggrediti. Sulla strada fuori del paese è teso un agguato alla loro automobile che è costretta a fermarsi davanti ad ostacoli, ed essi sono feriti.

A Napoli si tengono vari comizi socialisti; i sovversivi aggrediscono un mutilato più volte decorato al valore che aveva gridato «Viva l’Italia».

D’Annunzio a Zara.

14 Novembre. — In un consiglio di guerra tenutosi l’11 novembre a Fiume al quale avevano preso parte i generali Tamaio e Ceccherini, Manlio Barilli, il col. Rossi e il magg. Giuriati, era stata decisa la spedizione di Zara. La partenza avvenne nella notte del 14 novembre. Sul cacciatorpediniere Francesco Nullo avevano preso posto il Comandante, Luigi Rizzo, il cap. Host-Venturi, Ceccherini, Reina, cap. Coselschi e ten. aviatore Keller. Seguivano la «Cortellazzo», la torpediniera «66. P. N.» e un «Mas»; 800 soldati e marinai facevano parte della spedizione. S. E. l’ammiraglio Millo invia incontro la nave «Impavido». Dal ponte del «Nullo» si rispondeva: «Io, Gabriele d’Annunzio, comandante della città di Fiume, vado a Zara». Giornate di indimenticabile gioia per il popolo di Zara, per il popolo di Tommaseo e di Arturo Colautti.

La città accoglieva D’Annunzio trionfalmente ed il giorno dopo i legionari ed il comandante ritornavano a Fiume salutati alla partenza dall’ammiraglio Millo e dal popolo.

L’ammiraglio Millo giurò innanzi al popolo di non abbandonare mai, con le sue truppe, la Dalmazia finchè non fosse assegnata all’Italia. Viene fondato a Zara l’Ufficio stampa. Ne fanno parte Michelangelo Zimolo, Lucio Buggelli, Arturo Norcia, Lino Vascellari.

14 Novembre. — Arresto a Milano di un anarchico latore di due pacchi di bombe indirizzati uno al Cardinale Ferrari Arcivescovo della città e un altro al Sindaco Caldara.

A Prato fra attacchini elettorali scambio di revolverate.

15 Novembre. — I tipografi di Napoli proclamano lo sciopero e in risposta le tipografìe proclamano la serrata.

16 Novembre. — Una Commissione Zaratina con a capo il sindaco Ziliotto sulla nave «Zeffiro» messa a disposizione da Millo, si reca a Fiume per un omaggio a D’Annunzio.

Il blocco «Thèvenot».

Così Solari ne Gli Arditi di Milano descrive gli episodi elettorali:

«Si giunge alle elezioni generali del 1919. La battaglia della strada riprende il suo ritmo più violento.

«A Lodi, al Teatro Gaffurio, è convocato un comizio. Giungono da Milano arditi e fascisti; gli elementi nazionali della città affluiscono nel teatro, tutto pare svolgersi nella più completa serenità, quando, sfondato le porte, irrompe nella sala un grosso nucleo sovversivo cantando bandiera rossa. Gli elementi arditi e fascisti, conoscendo l’anima degli avversari e ben sapendo che nulla ad essi è sacro, neppure i deboli e gli inermi, si preoccupano subito di fare allontanare dal teatro donne e bambini, che vi si trovavano in buon numero. Eseguita questa misura precauzionale che dimostra l’alto senso di civiltà dell’elemento nazionale, il fascista Salimbeni sale sul palco per presentare gli oratori. Ma i sovversivi, che hanno frattanto occupato la loggia, si avventano sui pochi isolati fascisti che vi si trovano e, con urla bestiali, lacerano i manifesti che questi lanciano a scopo di propaganda. Nuove orde sovversive penetrano nel contempo dal portone del teatro. Verso Salimbeni e ai suoi compagni vengono urlate contumelie e scagliati proiettili di ogni genere, sedie, panche, strumenti di legno e di ferro.

«D’un tratto, dalla loggia, rimbombano alcuni colpi di rivoltella; altri se ne odono dalla platea. È necessario difendersi. Poche scariche precise di revolver, qualche petardo lanciato da mano sicura, e l’orda atterrita si affolla alle porte per cercare scampo nell’unica difesa che resti alla viltà: la fuga. Nè si curano dei loro caduti. La polizia, asservita al Governo rinunciatario, sopraggiunge ed arresta quanti più può dei nostri uomini, rei di avere eseguito un atto di legittima difesa.

«A Milano intanto vengono indetti due comizi di propaganda a favore del «Blocco delle Teste di Ferro».

«Blocco di nomi non fatto per vincere nei ludi schedaioli, ma per agitarlo come un gagliardetto nell’ora di battaglia. Costituivano il blocco «Thèvenot Ardito» della lotta elettorale: Mussolini, Marinetti, Banfi Alfredo, Mazzucato Edmondo, Toscanini Arturo, Podrecca Guido, Lanzillo Agostino, Baseggio Cristoforo, Ferrari Enzo, Macchi Giacomo, Romanini Arturo, Bolzon Piero, Aversa Giuseppe, Bellinato Sebastiano, De Magistris Emilio, Bianchi Camillo, Fabbri Sileno, Galimberti Amleto e Pozzi Riccardo.

«Il primo comizio ha luogo in Piazza Belgioioso, dinanzi alla Casa rossa. Gli Arditi vengono riuniti alla loro sede e là Volpi da un sacco ben rigonfio nascosto nella cantina, toglie le armi e ne equipaggia il reparto che deve garantire l’ordine ad ogni costo. Mazzucato assume il comando della formazione.

«Per la prima volta in Milano, oltre cento uomini nell’uniforme dei Reparti d’Assalto, sfilano ordinati per le vie. Disposti all’intorno della Piazza con preciso senso strategico dal Comandante garantiscono la libertà di parola ai devoti d’Italia.

«Mussolini e Vecchi dicono la loro passione irriducibile, la loro fede nelle minoranze elette ed eroiche, la volontà inesorabile di proseguire la lotta contro tutti gli avversari, tutti i rinnegatori, contro ogni transazione o compromesso.

«Gridano il voto di tutti i morti della trincea e della strada».

16 Novembre. — A Torino nelle officine ove erano stati multati gli operai che avevano scioperato il 7 novembre per festeggiare la rivoluzione Russa, è proclamato lo sciopero.

A Gubbio (Perugia) fra avversari politici revolverate per motivi elettorali.

Luigi Rizzo è nominato dal popolo di Fiume rappresentante la città di Fiume al Parlamento italiano.

La giornata elettorale.

Il 16 Novembre la giornata elettorale si svolge ovunque in una calma relativa, mentre violenze socialiste e tentativi di sopraffazione si svolgono un po’ dappertutto, senza dar luogo a gravi incidenti.

A Milano i socialisti, dopo aver votato nella mattinata compatti, tentano nel pomeriggio di impedire il regolare svolgersi delle elezioni. In Galleria l’on. Dino Alfieri, fascista, incita i cittadini a non farsi intimorire e a compiere il loro dovere.

A Greco Milanese la moglie di un fascista, una signora inglese, veniva percossa mentre distribuiva schede; due arditi venivano pure aggrediti dai socialisti ed erano costretti a difendersi col pugnale alla mano.

Nel Fiorentino si verificavano tentativi di sopraffazione, a Carmignano e a Rovezzano.

A Torino in Via Buniva è ferito dai teppisti un iscritto al partito popolare; a Giugliano (Napoli) fra sostenitori di avversari nella candidatura avviene un conflitto, con alcuni feriti e una persona è accecata.

A Poggibonsi (Siena) i sovversivi percuotono alcuni patriotti.

A Siena, il giorno delle elezioni i socialisti battezzano la casa del Popolo col nome di Casa dei Socialisti.

Nelle elezioni politiche del 16 Novembre 1919 risultano eletti 156 deputati socialisti. Il Blocco Fascista a Milano raccoglie 4657 voti, preferenziali 2420 e 1987 aggiunti.

L’arresto di Mussolini a Milano.

17 Novembre. — Per celebrare la vittoria che il partito socialista aveva ottenuto nelle elezioni politiche e che già si delineava, a Milano numerosi cortei vengono improvvisati la sera del 17. Agli uffici dell’Avanti! veniva tenuto da vari oratori un comizio. Nella stessa Via S. Damiano sopraggiungeva intanto un corteo fascista. Contro di essi veniva gettata una bomba che scoppiava ferendo diverse persone abbastanza gravemente. I fascisti intanto proseguivano per Piazza del Duomo. I socialisti che gremivano la Piazza tentavano di dar l’assalto al comitato elettorale dei fasci di combattimento in Galleria. E iniziavano una sassaiola contro la truppa, ferendo il cap. dei pompieri militari Cappello. Dalla folla partivano anche colpi di rivoltella che ferivano un carabiniere e la forza pubblica a sua volta rispondeva portando il numero dei feriti ad una venticinquina. I socialisti proclamano per la mattina del 18 lo sciopero generale per festeggiar la vittoria, e per protestare contro l’organizzazione militare degli arditi e fascisti. In una perquisizione avvenuta alla sede del Fascio in via Silvio Pellico erano state sequestrate armi e munizioni, ed in un’altra perquisizione alla sede dell’Associazione degli arditi venivano pure sequestrate armi. Venivano arrestati numerosi arditi e fascisti fra i quali Marinetti e Ferruccio Vecchi. Veniva pure perquisita la sede del Popolo d’Italia e così appariva improvvisamente in Via Paolo da Cannobio un camion di agenti i quali bloccate le vie si davano a perquisire il locale con esito perfettamente negativo. Veniva anche invitato a recarsi in Questura Benito Mussolini il quale vi era poi trattenuto. Il giorno dopo 19, Benito Mussolini era rimesso in libertà ed il lavoro ripreso.

La protesta del «Popolo d’Italia» per l’arresto di Mussolini.

Il Popolo d’Italia del 19 Novembre reca: «Il compenso è venuto e quale nessun di noi osava sperare. Benito Mussolini è in carcere. Ai demagoghi del partito socialista che trascinano nel fango la vittoria e rinnovano in gioia aperta il tripudio silenzioso di Caporetto, il Governo di sua eccellenza Francesco Nitti ha voluto gettare un uomo, un simbolo e una bandiera: Benito Mussolini.

«Quest’uomo fu la voce maschia d’Italia, quando l’Italia spiegava arditamente le bandiere per mettersi in linea nell’ora della tremenda giustizia. Quest’uomo fu la bandiera più alta e più giovine, quando nell’oscura rotta di Caporetto la fede vacillava, le nostre terre erano invase e i più acerrimi nemici del Paese attendevano la resa svergognata e «une paix quelconque». Quest’uomo e questo giornale, furono un grido di passione acerrima contro ogni svalutazione del nostro sacrificio, contro ogni manovra volpina, contro ogni miseria che tentava di mutilare le ali romane alla nostra giovane grandezza. E quest’uomo doveva essere gittate alla gente di Caporetto, oggi che Caporetto trionfa. Non protestiamo. Ma siamo fieri ed orgogliosi di dichiararci colpevoli con lui. Il suo reato è il nostro. Giuridicamente e moralmente ci accusiamo.

«Lui è con noi; noi siamo con lui. Se i demagoghi socialisti hanno bisogno di essere placati ci offriamo a loro. Oggi come ieri. Domani come posdomani. Sempre. Viva l’Italia. — Michele Bianchi, Nicola Bonservizi, Lido Caiani, Giovanni Capodivacca, Giacomo di Belsito, Giuseppe Dominione, Arturo Fasciolo, Alessandro Giuliani, Agostino Lanzillo, Manlio Morgagni, Gaetano Polverelli, Gino Rocca, Arturo Rossato, Cesare Rossi, M. Sarfatti, Luigi Vicentini, Matteo Cavallari».

18 Novembre. — Il giorno 18 a Torino i socialisti compiono delle dimostrazioni per festeggiare la vittoria; essi scorazzano per due ore in lungo e in largo per la città, compiendo contro i tram violenze, e gettando anche una bomba contro i carabinieri due dei quali restavano feriti. Novembre. — L’ing. M. E. Bayon costituisce l’associazione Combattenti a Cogne ed invia un telegramma di protesta per l’arresto di Mussolini.

Novembre. — L’Avanti! dopo le elezioni politiche magnificava la vittoria schedaiola ottenuta, ed esponeva il programma che il socialismo così vittoriosamente affermatosi si proponeva di attuare. I capisaldi di tale programma erano:

In politica estera, stender la mano alla Russia.

In politica militare, abolizione di qualunque esercito e scomparsa di ogni militarismo.

In politica finanziaria: confisca dei beni privati.

In politica interna: decentramento e istituzione di amministrazioni regionali.

In politica sociale: gestione diretta delle industrie e dell’agricoltura da parte dei lavoratori.

Il giornale inneggiava alla Repubblica soviettista italiana.

La vittoria schedaiola bolscevica. — Commento di Mussolini.

La vittoria schedaiola del Novembre 1919 nella maggior parte delle regioni d’Italia turba profondamente l’anima operaia primitiva.

Al Parlamento vanno i socialcomunisti, che si ritengono ormai padroni della situazione ed imprecano contro le nuove associazioni che essi definiscono a delinquere, che dicono composte di sicari: chiedono arresti, perquisizioni, scioglimento dei Fasci.

Riportiamo un brano del Popolo d’Italia dell’epoca; il giornale fascista toglie dall’Avanti! le seguenti parole: «Corda e sapone ci vuole, non contro l’ignoto sciagurato bombardiere, ma contro tutti i fascisti, minoranza che pur sconfitta nelle recenti elezioni, continua a far tanta paura ai vincitori......» E faceva seguire questo commento: «E dimenticano la bomba lanciata l’altro giorno a Gallarate contro il «Caffè dei Signori» durante una dimostrazione socialista. E dimenticano la bomba tirata l’altra sera a Torino contro i carabinieri che seguivano il corteo socialista inneggiante la Vittoria. E ignorano i metodi briganteschi tenuti dal caro partito durante la campagna elettorale; metodi documentati da una serie di episodi inauditi in Toscana, nelle Romagne, in Liguria, dovunque, e culminanti in quello di Bergeggi, dove due oratori del partito del Lavoro furono bastonati ed accoltellati dai bolscevichi ed un di essi, con le rivoltelle e i pugnali alla gola, fu costretto a ripudiare le proprie idee e inneggiare al socialismo leninista.

Contro questo banditismo medioevale mai insorsero i novelli paladini dell’ordine pubblico, ma l’incoraggiarono con la presenza e l’incitamento i loro capi, molti dei quali, per questa loro benemerenza, sono divenuti.... onorevoli.

Il popolo schiaccerà inesorabilmente — dice l’Avanti! — i suoi nemici incoscienti e consapevoli.... Va bene. Sappiamo benissimo che il loro sdegno per la violenza non è una maschera di falsità. Sappiamo benissimo che, come oggi ricorrono alle regie Questure per invocare manette contro i nemici, domani cristianamente e bolscevicamente, il loro amore per l’ordine, la tranquillità e la libertà si tradurrebbe in una fervida opera di impiccagioni, fucilali zioni sommarie e accensione di roghi. Lo sappiamo e l’incitamento dell’Avanti! a schiacciare inesorabilmente tutti quanti osano di pensare e di agire in maniera diversa da sua santità Giacinto Menotti Serrati non ci sorprende. Gli uomini si possono incatenare e stroncare. Le idee e le fedi non si uccidono e non si schiacciano. I nuovi Torquemada del pus, così miserabilmente caduti nel fango, prima ancora di salire sull’altare del potere, ci fanno discretamente pietà. Sono anime morte prima di essere state vive. E ci vuol altro per terrorizzare uomini come noi. Qui, ancora come prima, più saldi di prima, più decisi di prima, noi siamo. Per la nostra libertà che non vuole esercitare offesa alla libertà’ di nessuno, ma che non tollera imposizioni e menomazioni di sorta».

l’invio di Badoglio a Fiume.

L’esito dello elezioni politiche italiane era stato poco confortante anche per la causa fiumana sulla quale avevano avuto forte ripercussione. Il Governo italiano approfittando di questo stato di cose inviava il gen. Badoglio per trattare col comandante per un modus vivendi. D’Annunzio fa delle controproposte. Non si riesce a raggiungere l’accordo.

Riunione del Comitato Centrale dei Fasci.

19 Novembre. — A Milano ha luogo una riunione del Comitato centrale dei Fasci di combattimento e della Commissione esecutiva del Fascio milanese per discutere intorno ai recenti avvenimenti. Viene votato un ordine del giorno col quale «di fronte alle misure adottate dall’Autorità politica i Comitati dei Fasci italiani di combattimento e del Fascio milanese, mentre rivendicano collettivamente e singolarmente la responsabilità dell’azione esercitata dal Fascismo in difesa del diritto di riunione e di propaganda.... invitano i fascisti milanesi e di tutta Italia a rimanere al posto di battaglia in quest’ora di reazione pseudo-socialista e inviano ai compagni arrestati il più illimitato e affettuoso saluto di simpatia e di solidarietà».

20 Novembre. — Nel ferrarese è proclamato lo sciopero agrario. Scioperi e agitazioni agrarie in Toscana.

Sciopero degli scaricatori del porto a Spezia. In Liguria si attua un sistematico accordo fra popolari e socialisti; vedi linea di condotta dei giornali Avanti! e Il Cittadino di Genova.

21 Novembre. — Battaglie Sindacali, organo della Confederazione Generale del Lavoro, pubblica: «La Vittoria del Partito socialista è anche vittoria nostra. Siamo entrati nella lotta a bandiera spiegata. Il successo è travolgente».

22 Novembre. — Ad Alessandria i socialisti espongono al Municipio la bandiera rossa. Alcuni ufficiali chiedono a nome della cittadinanza che essa venga tolta, e non avendolo ottenuto tentano essi stessi di farlo, ma vengono aggrediti a revolverate ed uno di loro è ferito. Il Prefetto di Nitti li mette agli arresti.

A Milano è proclamato lo sciopero degli operai e degli impiegati della Ditta Erba.

Adunata dei Fasci a Milano.

23 Novembre. — Si tiene a Milano il Convegno dei rappresentanti regionali e del Comitato Centrale dei Fasci italiani di combattimento per stabilire una precisa linea di condotta di fronte all’esito delle elezioni politiche ed alla reazione sferrata dai socialisti.

Viene votato un ordine del giorno in cui il Fascio dichiara «di perseverare nella lotta per il trionfo dei suoi postulati senza pregiudiziali di metodo e di partito, mantenendo integro il suo atteggiamento aggressivo contro le degenerazioni del socialismo ufficiale, qualora la sua azione ulteriore sia destinata non a realizzare condizioni vantaggiose e degne per le classi lavoratrici, ma si perseveri nel metodo finora seguito per instaurare la dittatura reazionaria di un partito e l’esperimento di sistemi che ripugnano alla costituzione economica e alla Coscienza morale del popolo italiano. Impegna i fascisti a riprendere immediatamente il lavoro di organizzazione e di coordinamento delle loro forze secondo le direttive locali e pratiche tracciate nell’adunata di Firenze». È anche votato un ordine del giorno in difesa del diritto di libera associazione degli arditi, ed è votato un saluto per gli arrestati di Milano.

23 Novembre. —. Sciopero delle orchestre a Torino.

Novembre. — Gli operai della tipografia Zamboni, ove si stampava l’Ardito, organo degli arditi milanesi, si rifiutano ad un certo punto di continuare la stampa sobillati dai sovversivi.

L’Ardito, in data 23-30 Novembre, rivedendo la luce, reca la seguente fiera protesta contro la reazione pussista-nittiana, firmata dai superstiti componenti della redazione del giornale:

«Sotto l’infuriare della reazione leninista che i funzionari di Cagoia compiono con uno zelo degno degli sgherri di Szamnelj, noi sottoscritti, superstiti della redazione dell’Ardito, affermiamo la nostra piena solidarietà con tutti i nostri compagni arrestati, col nostro direttore Ferruccio Vecchi, reo di fulgidi sentimenti di ardita italianità; col nostro carissimo Piero Bolzon, capitano decorato ed austera figura di pensatore e di artista, cui vennero messe le manette come ad un volgare delinquente; con tutti i giovani arditi non d’altro rei che d’aver schiaffeggiato col grido di «Viva l’Italia» la ben nota vigliaccheria degli sbirri di Francesco Saverio Nitti.

«Da queste colonne abbiamo sempre bollato il disfattismo e la tresca nittiana con i caporettisti: è per questo che la reazione rossa e delle autorità si abbatte violenta su di noi. Ma senza spaventarci. Quali siamo stati sinora, tali saremo in avvenire.

«Il nostro passato di gloria e di battaglia non può essere cancellato da persecuzioni di una folla ignorante ed ebbra di chiacchiere e dalle misure di uno sgherro di Saverio Nitti.

«Si urla contro il nostro interventismo: e noi lo riaffermiamo con entusiasmo.

«Si urla contro l’Arditismo: e noi ricordiamo di essere stati i maggiori artefici della Vittoria; quella vittoria che tanto spiace ai nostri bolscevichi.

«L’ostruzionismo di alcune pecore asservite al vangelo socialista ha impedito di pubblicare la scorsa settimana il nostro giornale; ma oggi questo foglio, ch’è il vessillo della eroica falange, degli Arditi, questo foglio che si voleva sopprimere, torna ad uscire vivace, battagliero come prima, e come prima con la ferma volontà di combattere la malafede dei dirigenti del Pus, e non le masse, come si vuol far credere. E così non cesseremo la nostra lotta contro Francesco Saverio Nitti, e non cesseremo dì portare alta, dinanzi alle ingiurie e ai tradimenti la bandiera nazionale.

«A Ferruccio Vecchi vada il nostro saluto ed il nostro augurio.

Noi non sappiamo di che cosa possa accusarlo l’ignobile alleanza governativa-pussista; ma qualunque delitto abbia commesso noi siamo con lui.

«Il suo delitto è delitto di tutti noi, e non temiamo di affermarlo.

«Continueremo la nostra opera con fede sicura, e con lo spirito che avemmo nelle trincee. — R. Barabandi, E. Mazzucato, M. Sammarco, P. Sammarco».

26 Novembre. — Sciopero dei cartai a Tivoli (Roma).

27 Novembre. — A Parma è proclamato lo sciopero generale contro il caro-viveri.

A Genova per il disservizio tranviario, che si prolungava da tempo, la folla danneggiava alcune vetture; vari arresti.

I tranvieri proclamavano lo sciopero.

28 Novembre. — I vetturini di piazza a Milano proclamano lo sciopero e vengono esercitate violenze contro quelli che non aderiscono.

31 Novembre. — Circa 1200 operai dell’iutificio di Ponte a Moriano (Lucca) scioperano.

Sciopero nelle cartiere di Marlia, Villa Basilica e Collodi (Lucca).

1° Dicembre. — Sciopero dei panettieri a Torino.

Sciopero dei carrettieri a Torino.

Sciopero dei minatori del bacino minerario di Iglesias (Sardegna).

A Biella e nel Biellese viene proclamato lo sciopero dei lanieri e 30.000 operai incrociano le braccia.

Sciopero dei segantini a Viareggio.

Sciopero degli spedizionieri a Torino.

2 Dicembre. — Sciopero dei panettieri a Napoli.

Atteggiamento del Gruppo Parlamentare Socialista nei riguardi del giuramento politico e della seduta Reale.

Con le elezioni del 16 Novembre 1919 entravano alla Camera 156 deputati socialisti. Si presentava ad essi come rappresentanti di un partito che ormai aveva assunto caratteri tipicamente rivoluzionarii, il problema dell’atteggiamento da tenersi riguardo al giuramento politico. Il G. P. S. votava il seguente ordine del giorno: «Il Gruppo parlamentare socialista mentre allo stato attuale della situazione politica riconosce l’opportunità che i suoi componenti subiscano il giuramento, imposto come mezzo di coercizione politica, delibera di presentare immediatamente una mozione per l’abolizione del giuramento stesso, tanto per i Deputati quanto per tutti i funzionari dello Stato». Il due dicembre si apriva la venticinquesima legislatura. Alla seduta reale partecipava la Famiglia Reale. Lungo le vie grandiose dimostrazioni popolari; nell’aula all’entrata del Re e della Regina tutta la Camera, meno i socialisti ufficiali, si levava in piedi e acclamava.

Appena cessata la manifestazione, il gruppo dei socialisti gridava «Viva il socialismo» e poi essi si avviavano all’uscita. La reazione della Camera era pronta e l’acclamazione al Re e all’Italia si ripeteva impressionante.

Incidenti a Roma. Proclamazione dello sciopero generale in tutta Italia.

Dopo la seduta reale la folla cominciava ad inveire contro alcuni imprudenti che agli applausi avevano risposto col grido di: «Viva Lenin», «Abbasso il Re». Un tumulto notevole si verificava al Caffè Aragno che veniva danneggiato. Tumulti più gravi si avevano nella notte all’uscita dei socialisti dall’adunanza del ricreatorio Andrea Costa. Gli intervenuti volevano recarsi nel centro cantando a squarciagola inni di rivolta. La polizia caricava i dimostranti con grande energia e da ambo le parti si avevano molti contusi fra i quali i deputati socialisti Velia, Serrati, Barberis e Romita, e abbastanza gravemente il deputato socialista Murari.

Alle manifestazioni ostili prendevano parte attiva una folla di cittadini e di nazionalisti.

Lo sciopero generale in tutta Italia.

Veniva allora proclamato in tutta la città lo sciopero generale, sciopero che poi si estendeva nei giorni seguenti a tutte le principali città d’Italia così da prendere carattere nazionale. A Roma, il due, alla Camera i Deputati socialisti prestavano il giuramento «con le solite riserve» (Serrati). Si aveva poi una discussione per i fatti di Piazza Montecitorio ed i socialisti si scagliarono contro 0 contegno della pubblica sicurezza, a parer loro eccessivamente severa, chiedendo soddisfazioni. Il giorno 3 alla seduta alla Camera Nitti comunicava la rimozione di alcuni funzionari. Dopo questa palese soddisfazione data ai socialisti la discussione sugli avvenimenti continuava. Il 2 a Roma lo sciopero veniva attuato al completo, l’autorità provvedeva a porre la città in un mezzo stato di assedio. Tuttavia al Foro Traiano, nei pressi del Colosseo, si aveva una violenta colluttazione fra fascisti, nazionalisti e sovversivi, altri incidenti a S. Maria in Via, al palazzo della Banca Italiana di Sconto, ove alcuni anarchici volevano piantare una bandiera nera. Alla Casa del popolo, alle ore 20 ci fu un comizio degli scioperanti.

Finito il comizio i dimostranti assalivano il caffè Chiara in piazza dell’Esedra. La forza pubblica li caricava e si iniziava una vera battaglia fra i rivoltosi e la pubblica sicurezza con van feriti, fra i quali tre carabinieri abbastanza gravemente, e un morto fra i dimostranti.

Un altro gruppo in Piazza Vittorio Emanuele tentava di devastare sotto i portici alcuni negozi, ma la P. S. riusciva a sventare i tentativi. I carabinieri e gli agenti feriti nella giornata erano: Eligio Ciardello con colpi di pugnale alla gola, Silvio Catalani, Rocco Pucci, Giuseppe Megoli, Giovanni Di Serio. Lo sciopero generale veniva pure attuato il 2 a Bologna, ad Alessandria, a Napoli, ad Andria, a Genova, a Torino, a Milano.

Gravi disordini a Milano.

In quest’ultima città avvenivano gravissimi incidenti. Verso le ore 14, dalla Camera del lavoro movevano verso il centro numerosi gruppi operai con bandiere rosse ed altri emblemi. Davanti al Comune essi improvvisavano dimostrazioni acclamando al sindaco Caldara e qui avvenivano i primi incidenti volendo i dimostranti che fosse ritirato dai balconi il tricolore. Sotto la Galleria le colonne dei dimostranti aggredivano ufficiali, cittadini e la dimostrazione degenerava in un’indegna gazzarra. Respinti verso la Piazza, dal Monumento a Vittorio Emanuele parlava il capo socialista Repossi. La turba che ritornava poi verso la Camera del lavoro percoteva tutti gli ufficiali che venivano incontrati. Anzi al ponte del Naviglio in Corso Roma capitava al sottoten. Agnelli la brutta avventura di essere spogliato e quasi gettato nel Naviglio stesso. Così pure una dolorosa avventura capitava all’ufficiale del Genio Alberto Pedruzzi che veniva ferito in più parti e un cittadino che lo voleva difendere subiva la stessa sorte; grave rischio correvano un capitano dei Bersaglieri mutilato ad una gamba, che a stento potè salvarsi e un tenente degli alpini in Via Ugo Foscolo che veniva accerchiato e percosso a sangue. Avvenivano poi gli episodi più gravi della giornata. Da Porta Vittoria si incamminava, verso il centro una forte colonna di anarchici cantando inni sovversivi, ingiuriando i passanti, a preferenza le signore e con accanimento speciale gli ufficiali; si impadronirono della Piazza del Duomo e poi della Galleria; i carabinieri, onde riportare l’ordine turbato da questa massa di rivoltosi, li caricarono vigorosamente. Venivano però sparati contro di loro colpi di rivoltella e cominciava a piovere sui militi una spaventosa e nutrita pioggia di sassi. Così andavano in frantumi tutte le vetrate dei Caffè Campari, Biffi, Savini. Un plotone venne infine a trovarsi in critica situazione stretto con la spalle al muro all’ingresso della Galleria. I carabinieri dopo aver sparato in aria sparavano sulla folla. Così venivano raccolti tre morti fra i quali il carabiniere Luigi Cordolo, e moltissimi feriti fra i quali il brigadiere Anacleto Colombo. La sassaiola riprendeva più fìtta poi dì fronte al Campari e i tumulti continuavano per tutta la serata. Dinanzi al Monumento a Vittorio Emanuele avvenivano nuovi conflitti e così in Via dei Mercanti dove era ferito un carabiniere e in Piazza del Duomo ancora dove si tentava di assalire un’autopompa sparando contro i soldati che la manovravano, uno dei quali veniva gravemente ferito. In Via Carlo Alberto veniva ferito gravemente il cav. Luigi Allocchio durante uno dei tafferugli; egli manteneva fino all’ultimo momento un contegno stoico e si doleva soltanto di morire per mano di un Italiano. Più tardi tre ufficiali, i tenenti Giovanni Dinoi, Alcide Stringhini e Mario Traldi venivano circondati e percossi con nodosi randelli. Così pure il colonnello Giuseppe Camaina del 380 fanteria e il colonnello Felice Targon erano assaliti, ma essi si difendevano sparando sugli aggressori. Il 2 a Milano veniva ritrovata dinanzi al Club dell’Unione una bomba.

Gravi disordini a Torino.
Nuovi conflitti, aggressioni e ferimenti a Milano, Bologna ed Alessandria.

A Torino il primo giorno di sciopero avvenivano pure gravissimi episodi. Le masse operaie abbandonato il lavoro occupavano il centro; i teppisti qua e là si davano a lanciar sassi, infrangere cristalli, fare la caccia all’uomo e percuotere ufficiali e borghesi.

In replicati conflitti con la forza pubblica si avevano una ventina di feriti tra i quali parecchi carabinieri, ed inoltre una dozzina di ufficiali. Il ferito più grave fu il col. Paolo Rossi direttore del Parco di artiglieria, che in Piazza Venezia veniva circondato da un gruppo di tumultuanti e ferito con quattro coltellate alla schiena. Era ferito pure il rag. prof. Giuseppe Broglio, che in Corso Dante veniva aggredito nella sua automobile e colpito. Feriti pure il negoziante Salvadore Pappalardo, il cap. Ugo Vetrano del 100° Regg., il ten. Gaetano Mattano, il cap. Agostino Babani, il ten. Varda, il ten. Cesare Cesia, il ten. Lino De Benedetti,- il ten. Guido Cesca, il ten. Trematore. Tre appuntati dei carabinieri, sorpresi isolati in diversi punti della città, venivano feriti; era pure ferito un cocchiere non scioperante. Il giorno 2 a Firenze prima che lo sciopero fosse proclamato, i dimostranti passando con bandiere rosse per Via della Ninna, venivano affrontati dai carabinieri e dispersi dopo colluttazioni, ma si riunivano in Piazza S. Firenze ove venivano di nuovo caricati e venivano esplosi in questo episodio anche numerosi colpi di rivoltella. Lo sciopero veniva proclamato anche a Brescia, Varese, Mantova, Piacenza, Sampierdarena, Sestri ed in altri centri della Liguria.

Il giorno 3 a Torino avvenivano gravissimi episodi. Dopo un comizio tenuto dagli scioperanti alle ore io nel giardino della cittadella, si svolgeva un corteo. Nei pressi dell’Incrocio di Via XX settembre con Piazza Paleocapa, venivano aggrediti alcuni ufficiali che si difendevano a revolverate; anche i carabinieri venivano assaliti ed essi rispondevano e cadevano a terra alcuni militari e molti borghesi feriti. Quasi contemporaneamente nei pressi dell’Istituto Tecnico Sommeiller un gruppo di anarchici all’uscita degli studenti, sfidava alcuni di essi a gridare «Viva l’Italia»; il giovane studente Pierino del Piano, ventenne, figlio di un portinaio, veniva colpito a bruciapelo con una revolverata e moriva in seguito alla ferita. Altra vittima è il commerciante Pietro Maccagno, trentottenne. Nei conflitti anche un operaio cadeva esanime.

Nella stessa giornata del 3 a Milano avvenivano altri conflitti; a Porta Sempione un gruppo di scioperanti si proponeva di fermare i treni operai del Nord onde impedire ad essi il lavoro. Nella sassaiola veniva ferito un povero operaio innocente. Nella nottata spiravano allo spedale altri due dimostranti colpiti il giorno precedente. Complessivamente gli arrestati sommavano circa a 300. Veniva tenuto all’Arena un comizio dopo il quale avvenivano altri incidenti: veniva inseguita così una carrozza padronale, commessi altri atti teppistici ed in Piazza Castello al passaggio di alcuni ufficiali essi venivano aggrediti e percossi con bastoni. Una colonna di dimostranti al Largo Cairoli, veniva sciolta dalla forza pubblica, così pure tafferugli e conflitti avvenivano in Via Dante, con alcuni feriti. A Bologna il 3, gruppi di giovinastri commettevano atti teppistici. Un umile frate veniva aggredito e costretto a rifugiarsi in Chiesa, alcuni ufficiali molestati e percossi; nel pomeriggio dopo un comizio, si improvvisava un corteo comunista; in Piazza V. Emanuele avvenivano incidenti con la forza pubblica, e i rinforzi venivano accolti al loro arrivo da colpi di rivoltella e sassi. La forza rispondeva uccidendo un dimostrante.

Ad Alessandria il 3 era proclamato lo sciopero; numerosi ufficiali venivano aggrediti e percossi. In Via Cavour un capitano veniva aggredito e bastonato e per liberarsi era. costretto a sparare in aria. Davanti al Palazzo della Prefettura i carabinieri venivano fatti segno a bersaglio di sassi e la forza pubblica caricava i dimostranti. Lo sciopero il giorno 3 era proclamato anche ad Arezzo, Spezia, Bergamo, Livorno, Pisa, Carrara, Padova, ed in numerosissime altre città.

Disordini a Bergamo, a Carpi, nel Bolognese, ad Arezzo.

Il giorno 3 a Bergamo era pure proclamato lo sciopero. Veniva gravemente ferito al polmone il rag. Enrico Fumagalli. A Torino il giorno 4 erano maltrattati il tenente Farese e il tenente Intoli che venivano derubati di indumenti e costretti a far uso delle armi; il 4 a Carpi durante lo sciopero venivano assaliti i negozi, bruciata la bandiera nazionale, invaso il Municipio, danneggiata la stazione e la ferrovia, interrotte le comunicazioni, innalzata la bandiera rossa sul Palazzo Comunale.

Il 4 a Bazzano (Bologna) era proclamata la repubblica dei Sovieti; però appena sopraggiunta la truppa di rinforzo, il paese rientrava, senza gravi disordini, a far parte del Regno.... Dopo l’uccisione dello studente Del Piano a Torino gli studenti di Torino, Milano, Roma, Livorno, Palermo e molte altre città si astenevano dalle lezioni per più giorni e commemoravano il caduto. Il giorno 6 a Torino avveniva il trasporto solenne dello studente ucciso.

Il giorno 4 ad Arezzo avvenivano incidenti, ed alcuni Ufficiali venivano aggrediti dai sovversivi e feriti.

Il 4 a Bologna aveva luogo il trasporto della salma di uno dei caduti nel conflitto del 3, con partecipazione di 20.000 circa socialisti con 150 bandiere rosse e nere. Nella provincia era pure attuato lo sciopero: a Musiano i socialisti tagliavano i fili del telegrafo, ma l’arrivo di un camion di truppa impediva che avvenissero eccessi.

Il giorno 5 a Bologna in segno di lutto per l’uccisione dello studente Del Piano gli studenti delle scuole medie si astenevano dalle lezioni e fecevano una manifestazione di protesta.

Moti anarchici a Mantova. — 20 morti.

Il giorno 3 a Mantova, obbedendo all’appello di sciopero partito dalla Camera del lavoro, il proletariato si asteneva completamente dal lavoro. L’elemento anarchico prendeva la direzione dello sciopero ed esso sboccava in una vera sommossa. La folla dei sovversivi bastonava e oltraggiava numerosi ufficiali dell’Esercito incontrati per le vie e veniva iniziata una fitta sassaiola contro il comando della Divisione Militare. Dinanzi alla Caserma del 72° reggimento fanteria, aggrediti, percossi e disarmati 4 ufficiali, gli anarchici aprivano il fuoco contro la caserma stessa. Una colonna di militari che sopraggiungeva, faceva fuoco in aria. Invece la folla sparava sui soldati. Un sergente, Paolo Panizolo, cadeva morente, altri feriti. La folla poi dava l’assalto alla stazione ferroviaria ed un branco di predoni si abbandonava ad eccessi inauditi. La stazione veniva devastata, rotti gli apparecchi telegrafici e telefonici, fracassati gli strumenti, distrutto il binario, minacciati gli impiegati e i passeggeri.

Un’orda di teppisti si ubriaca nel buffet ove le masserizie vengono frantumate e scorrono rivoli di liquori e vino. Sorge ad un tratto una proposta: «Liberiamo i carcerati! andiamo a dar fuoco alle prigioni!». Come un uragano la folla attraversa la città e fa impeto improvviso sul picchetto di guardia alle carceri ove i secondini e i soldati vengono aggrediti, ed alcuni trucidati. Invaso il carcere, vengono liberati i carcerati e l’apparire degli abiti a righe è accolto da applausi. La folla spiega ai liberati, che guardano attoniti senza capir nulla, che «c’è la rivoluzione». Passa un camion di agenti di pubblica sicurezza ed è aggredito e dato alle fiamme. Il carcere viene incendiato con le legna trovate nel magazzino e fra le fiamme muore impazzita dallo spavento la moglie del capoguardia. Per tutta la città si rinnovano episodi di violenza. Piccoli drappelli di soldati messi imprudentemente in circolazione dagli ordini dell’Autorità, vengono assaliti e disarmati. I negozi vengono saccheggiati, le carceri mentre le fiamme cominciano a divampare vengono saccheggiate. Presso il Municipio passa un camion di rivoltosi armati. La truppa ordina di fermare. Nasce un conflitto e si hanno un morto e molti feriti. Il 4 avvenivano altri gravi disordini. Era assassinato nel proprio negozio di armi e munizioni il fascista Cesare Fretta ed il negozio incendiato dai rivoltosi. Nel pomeriggio avvenivano altri conflitti ed in essi due sovversivi cadevano uccisi e molti feriti. Un gruppo di giovinastri tentava di uccidere un funzionario di pubblica sicurezza e la truppa sparava ferendo dei sovversivi e uccidendone altri.

Dopo che la città era rimasta per due giorni in balìa degli elementi più torbidi, la truppa la occupava militarmente. Il Prefetto ordinava ai possessori di armi di restituirle entro 24 ore e vietava ogni assembramento. Il bilancio dei tragici moti era il seguente: una ventina di morti, circa 50 feriti.

Il 5 a Milano si svolgevano i funerali del carabiniere ucciso nel conflitto del 2. Il suo cadavere appariva gravemente seviziato, il corpo calpestato, il viso tumefatto. Avviene un incidente con due tranvieri che non avevan creduto opportuno di togliersi il cappello al passaggio del corteo.

Il 5 a Chieri (Torino) durante la giornata di sciopero era aggredito il ten. Cesare Carnevale con i coltelli alla mano dai sovversivi; egli si difendeva vigorosamente, e con l’aiuto di alcuni soldati sopraggiunti arrestava gli aggressori.

Il giorno 5 si svolge a Roma il funerale di un operaio caduto nei conflitti dei giorni precedenti. Durante il corteo avvengono alcuni incidenti. Un ufficiale medico che è alla finestra della camera mortuaria viene ingiuriato e minacciato da parte della folla che aspetta l’uscita del feretro. Il giorno 6 a Roma gli studenti commemorano all’Università il caduto di Torino Pierino Del Piano: parla il presidente dei nazionalisti Ruggero Fauro; dimostrazioni antibolsceviche vengono effettuate dagli studenti e la polizia li carica ripetutamente.

A Trieste il Fascio vota un ordine del giorno per l’assassinio di Del Piano.

5 Dicembre. — Sciopero dei salariati e impiegati comunali di Porto Maurizio e Provincia.

La nuova G. E. del Fascio milanese di combattimento.

5 Dicembre. — Baseggio Cristoforo, Mazzuccato Edmondo, Vi-taloni Vittorio, Aversa Giuseppe, Contessi Aristide, Bellinato Sebastiano, De Magistris Emilio, Galimberti Amleto, Ripa Giovanni, Ga-lassi Aurelio, Bruzzesi Giunio, Bianchi Camillo, Boattini Bruno, Stefanini Salvatore, e Bonafini Achille.

Il Fascio di combattimento di Milano contro le violenze bolsceviche.

6 Dicembre. — Assume la presidenza il tramviere Cesare Gradella, il quale cede la parola ad Umberto Pasella che protesta per la raffica poliziesca che si abbatte sul Fascismo. Parlano inoltre Mussolini e Vicentini. Pasella parla contro le violenze bolsceviche. Parlano poi Stefanini, Cannonieri, Ruggeri, Bernasconi, Colletta, Aversa e Galassi sui risultati del periodo elettorale; parla infine Benito Mussolini che prospetta la situazione internazionale.

L’assurdità degli scioperi agrari.

Sul Giornale d’Italia il prof. Filippo Virgilii della R. Università di Siena pubblica il seguente articolo:

«Traversiamo un periodo di gravissimo turbamento della vita, tanto più triste e deplorevole in quanto si verifica. nell’ora lungamente attesa in cui si aveva la legittima speranza di riprenderne il ritmo normale.

«E mentre si disperdono senza misura le riserve, si diminuiscono le ore di lavoro, si diffondono gli scioperi dalle città alle campagne, si consuma di più e si produce di meno: purtroppo si minaccia di non produrre affatto.

«Proprio nei giorni sacri alla feconda seminagione del grano noi abbiamo avuto in parecchie regioni d’Italia lo sciopero dei contadini. Da quali cause fu determinato? I contadini, siano essi lavoratori braccianti, pagati a giornata, o mezzadri, che dividono col proprietario i prodotti a metà, hanno chiesto dei miglioramenti. I braccianti si possono considerare degli operai agricoli, e le loro richieste si possono discutere, i loro contrasti giustificare; il caroviveri esiste anche per essi, che sono costretti ad acquistare gli alimenti per le loro famiglie e per sè stessi, e fino a che la crisi non è risolta avremo forme nuove di moti e di discordie fra lavoratori e capitalisti.

«Ma la mezzadria è un contratto armonico fra capitale e lavoro, che ha tradizioni gloriose e secolari in Italia; è, citato con ammirazione dagli economisti di altri paesi; il proprietario mette la terra, la casa, gli animali, le macchine, il colono porta con sè la vanga e il badile, lavora la terra, custodisce il bestiame e raccoglie il prodotto. Il colono non è un servo, nè un dipendente: è il padrone di casa sua e regola col fattore del proprietario poderale i conti di fin d’anno.

«Le intemperie della stagione distruggono il raccolto? Il proprietario deve fornire alla famiglia colonica gli alimenti necessari per l’annata e glieli segna a debito: se, in progresso di tempo, il colono può pareggiare questo debito, creato dall’infortunio; sta bene: altrimenti, si continua a segnare nel libro o nella memoria, senz’altro danno per il debitore. Prima della guerra molti mezzadri erano in debito con il proprietario, ma ora si verifica ovunque il fenomeno opposto, tutti i mezzadri sono in credito di qualche migliaio di lire e hanno potuto versare nelle nostre casse di Risparmio delle somme rispettabili. Vogliamo ricordare qualche cifra? I depositi a risparmio in conto corrente e in buoni fruttiferi presso i maggiori istituti di credito mobiliare, che hanno succursali dovunque, e presso le Casse postali e le casse di risparmio ordinarie, al 30 giugno 1914 erano di 5 miliardi 752 milioni di lire; ebbene, alla fine di agosto del 1919 essi hanno raggiunto la cospicua somma di 13 miliardi, 595 milioni di lire. Vale a dire, durante questi cinque anni di guerra, nel periodo più tragico della storia, nel quale tutta l’umanità minacciava di venire sommersa in una pioggia incessante di ferro e di fuoco, i risparmi hanno avuto da noi, un incremento di quasi otto miliardi di lire.

«A questo magnifico aumento hanno contribuito e contribuiscono largamente i contadini. E allora, che bisogno hanno di così urgenti e gravi miglioramenti da provocare scioperi pericolosi e dannosissimi nel periodo promettente della sementa?

«Bisogna dire tutta la verità: i coloni si sono lasciati suggestionare dall’appassionata propaganda politica nel fervore della battaglia elettorale. I due partiti estremi, il rosso e il nero, il soviettista italiano e il popolare cattolico, si sono dedicati con particolare cura all’organizzazione dei lavoratori della terra e hanno formato dovunque delle leghe socialiste e delle unioni cattoliche fra i contadini. E anche il patto colonico, che sembrava immutabile nella sua purezza e correttissimo nel suo contenuto economico, è stato oggetto di critiche, di modificazioni, di trasformazioni. La prima agitazione è partita dalle unioni cattoliche, si limitava a promesse di miglioramenti e aveva lo scopo di acquistare degli elettori. Le leghe socialiste sono andate oltre, hanno persuaso pochi coloni, reduci dalla guerra, allo sciopero e alla ribellione, e questi sono divenuti poi, gli agitatori più violenti, e sono andati a squadre compatte a impedire la sementa, a minacciare i volenterosi.

«I coloni, impauriti dalle bastonate e dal pericolo di vedere incendiati i pagliai, hanno subito la sopraffazione e si sono inscritti alla lega, pagando una modesta quota di cinque lire. Moltiplicate questa quota, in una provincia modesta, per dodicimila famiglie coloniche, e metterete insieme un contributo di sessantamila lire: in una circoscrizione elettorale formata di due o tre provincie, come si trovano in tutte l’Italia centrale, era facile mettere assieme delle somme di 150 e di 200 mila lire, e, quindi, pagare tutte le spese elettorali, compensare lautamente i propagandisti, assicurare un maggior numero di votanti. Così si spiegano molte vittorie socialiste nelle elezioni del 16 novembre, in collegi rurali che sembravano refrattari a qualunque manifestazione socialista, e si può documentare anche qualche fortuna economica toccata a poveri lavoratori o a rivoluzionari disoccupati.

«Compiute le elezioni politiche, entrati alla camera 156 deputati socialisti rivoluzionari e 101 deputati cattolici, molti contadini italiani hanno pensato che qualche notevole provvedimento si doveva adottare a loro benefìcio: nessuno di essi aveva una nozione esatta del comunismo agrario, ma tutti speravano di doventare padroni del podere, di cui erano affittuari o mezzadri. Era la trasformazione, il passaggio della proprietà che essi sognavano; non si rassegnavano certamente a lavorare per un padrone collettivo, fantastico nella sua concezione, tirannico nella prima visione.

«I giornali russi del soviettismo ci hanno portato, in argomento, delle preziose informazioni, che l’Economist di Londra ha creduto opportuno di tradurre e di divulgare: «Sulla quantità totale delle terre tolte ai loro antichi proprietari, l’81 % è divenuto proprietà individuale dei contadini, il 4 % solo è coltivato a basi comunistiche a cura del Soviet, il rimanente ancora non fu distribuito». Ecco lo sperimentalismo sociale!

«Invece, che cosa è avvenuto da noi? Qualche modificazione insignificante nei patti colonici, chiassate rumorose e plateali dei deputati soviettisti alla Camera, ma niente di utile pei contadini: cioè nulla di quanto i propagandisti delle leghe avevano solennemente promesso.

«Speriamo che se ne ricordino per l’avvenire specialmente i mezzadri, i quali possono ottenere notevoli miglioramenti trattando direttamente coi proprietari, là dove esistono ancora patti accessori ingiustificati e incrostazioni ormai sradicate dei più moderni coltivatori: la mezzeria è un sistema economico di pacificazione sociale, è un metodo razionale di ripartizione dei prodotti. Vi sono dei mastodontici proprietari che, con questa generale elevazione dei prezzi di tutti i prodotti, dimoiano delle rendite di milioni di lire, ma di essi dove occuparsi particolarmente il ministro delle finanze per l’incremento delle entrate ordinarie dello Stato.

«Produrre di più, non scioperare, e contribuire proporzionalmente ai redditi, a ristabilire la vita Ordinaria della Società.»

6 Dicembre. — Sciopero degli impiegati dei telefoni delle reti non statali in tutta Italia.

A Torino contro il giornale La Gazzetta del Popolo è gettata una bomba che però non esplode.

A Genova gli studenti improvvisano una dimostrazione per l’uccisione dello studente torinese; i sovversivi provocano degli incidenti.

8 Dicembre. — A Mantova si svolgono solenni i funerali del soldato Paolo Panizolo ucciso dagli anarchici durante le giornate dei disordini.

Gli studenti di Livorno votano in una assemblea un ordine del giorno di vibrata protesta contro gli eccessi sovversivi di Torino, Genova e Palermo contro gli studenti.

Sciopero di sartine a Genova.

9 Dicembre. — Sciopero generale dei calzolai a Torino.

11 Dicembre. —Alla Camera si ha una vivace seduta e scoppiano incidenti fra socialisti e popolari.

Gli operai della Società Italo-Americana del petrolio a Genova proclamano lo sciopero.

Sciopero dei tranvieri a Verona che si prolunga fino al nuovo anno.

Barbara uccisione di un militare nel milanese.

A Melzo l’11 dicembre un giovane di 20 anni, alpino, Emilio Cavenago, trovavasi in licenza presso la famiglia, nota per i sentimenti patriottici. Egli veniva barbaramente ucciso per odio di parte da un fanatico bolscevico del luogo, tale Giovanni Cremascoli ventisettenne. Incontratisi in una locanda il sovversivo ostentando emblemi rossi gridava «Viva Lenin» ed usciva in minacce dicendo che uno dei presenti non gli andava a genio. Richiesto di spiegazione non voleva darla, ma più tardi sulla strada rimasto il Cavenago distanziato dai compagni, il Cremascoli gli piombava sopra uccidendolo con una pugnalata.

11 Dicembre. — A Trieste sono nominati nella Giunta esecutiva del Fascio il magg. Egidio Celli e il cap. Piero Pieri.

12 Dicembre. — Sciopero degli addetti alle officine elettriche di S. Remo e S. Maurizio (Liguria).

Sciopero generale a Poggibonsi.

Dicembre. — A Poggibonsi sciopero degli impagliatori di damigiane.

14 Dicembre. —A Genova ad iniziativa dei nazionalisti e fascisti si tiene la commemorazione della cacciata degli Austriaci. Si forma un corteo di associazioni patriottiche e studenti. I sovversivi improvvisano una contro-dimostrazione che viene energicamente repressa.

15 Dicembre. — Ignoti tendono sulla strada da Rivarone ad Alessandria un filo metallico, a scopo di attentare alla vita del vescovo di Alessandria che doveva percorrerla in automobile. L’attentato è evitato a tempo.

16 Dicembre. — A Serpiano (Firenze) scoppiata una rissa fra operai socialisti e non socialisti, i carabinieri intervengono operando degli arresti. Veniva proclamato lo sciopero generale di protesta. Veniva poi tenuto un comizio dopo il quale la folla assaliva i carabinieri sparando contro di essi; i militi costrettivi rispondevano. Bilancio: 5 carabinieri feriti da colpi di coltello, 2 morti e molti feriti fra i dimostranti.

17 Dicembre. — Alla Camera si ha una vivace discussione e tumulti per i gravi fatti avvenuti a Milano durante lo sciopero generale proclamato in tutta Italia.

18 Dicembre. — Alla Camera, durante la discussione per i fatti di Torino e di Mantova avvenuti durante lo sciopero generale in tutta Italia, scoppiano battibecchi e incidenti.

A Pisa, alla stazione, nella sala d’aspetto di terza classe, è scoperto un bagaglio contenente numerose bombe; arresto del proprietario.

Scioperi di elettricisti.

19 Dicembre. — In provincia di Cuneo il personale della Società Elettrica Maira sciopera e ne consegue la sospensione dell’energia elettrica per molte linee ferroviarie dipendenti.

In tutta la Liguria gli elettricisti proclamano lo sciopero. Vengono quindi a mancare tutti i servizi elettrificati, cessano di muoversi i motori delle tipografie, i trams, moltissimi stabilimenti industriali; le città sono al buio. Ogni attività in Liguria si può dire paralizzata. Nei successivi giorni viene lentamente provveduto, ma solo in piccola parte, con personale specializzato della R. Marina.

21 Dicembre. — Il personale delle linee tranviarie interprovinciali che da Milano portano ai centri vicini, sciopera.

Sciopero dei tranvieri a Bergamo.

A Firenze in Via Camporeggi presso la Questura è rinvenuta una bomba.

A Brindisi dopo un comizio socialista i sovversivi aggrediscono in Piazza S. Dionisio degli ufficiali; interviene la forza pubblica e avvengono con i dimostranti tafferugli e incidenti violenti.

22 Dicembre. — Ad Arezzo il Partito popolare tiene un comizio nel palazzo vescovile; un socialista chiede un contradittorio provocando altissime grida e schiamazzi.

25 Dicembre. — Presso Alessandria nel sobborgo di Valmadonna si attua un attentato contro la linea ferroviaria e vengono deposti sui binari degli esplosivi.

27 Dicembre. — A Genova in onore del noto agitatore anarchico Malatesta gli anarchici inscenano una dimostrazione.

Ad Occhiobello (Rovigo) durante una seduta del Consiglio di amministrazione del consorzio idraulico «Curzone», i proprietari intervenuti venivano assediati da un migliaio di contadini sciopeperanti. La folla dei dimostranti obbligava i proprietari a firmare cambiali per L. 20.000 con le quali sussidiare i disoccupati volontari. La folla obbligava poi la Tesoreria a scontare le cambiali e il denaro veniva immediatamente distribuito.

28 Dicembre. — I tranvieri delle linee interprovinciali di Milano ai centri vicini attuano di nuovo lo sciopero, come la domenica precedente 21.

29 Dicembre. — A Livorno gli impiegati del Banco di Napoli proclamano lo sciopero.

A Milano si riunisce la «Dante Alighieri» e viene votato un ordine del giorno pro Fiume e Dalmazia.

Dicembre. — Agitazione dei tranvieri di Roma, Milano, Torino, Napoli e moltissime altre Città.

A Legnano (Verona) durante lo sciopero dei contadini proclamato nella regione, numerosi dimostranti ed elementi teppistici battevano la campagna minacciando i proprietari e imponendo taglie.

30 Dicembre. — In tutte le Dogane del Regno gli impiegati sospendono il lavoro.

31 Dicembre. — Sciopero dei tranvieri di Torino e di Napoli.